Come abbiamo riferito ieri pomeriggio in una conferenza stampa (vedi il video qui a fianco), abbiamo elaborato un piano carceri alternativo basato sui dati ufficiali del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ed ispirato ai principi di economicità, tempestività, sostenibilità ambientale e rispetto dei diritti umani.

Il progetto consente, a fronte di una spesa di 355 milioni di euro, di raggiungere una capacità complessiva di oltre 69mila posti per i detenuti, facendoli vivere in un ambiente salubre, senza costruire nuovi edifici e tenendoli vicini alle loro famiglie.

Attraverso un più corretto utilizzo dei fondi a disposizione, l’Italia potrebbe uscire dall’emergenza in due anni e, soprattutto, rispettare le prescrizioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. Si possono infatti creare i posti che mancano spendendo molto meno e agendo più rapidamente, evitando amnistie e facendo a meno del Commissario straordinario, durante la cui amministrazione non sono stati impiegati 228milioni di euro di Fondi Fas e sono state commissionate al contempo alcune discutibili consulenze.

La situazione attuale è davvero insostenibile come confermano i dati a disposizione: i detenuti in Italia sono, più o meno, 66 mila, i posti regolamentari 47.040. Dunque ne servirebbero almeno altri 19mila, che salgono a 25mila se consideriamo le strutture inutilizzabili per manutenzione e ristrutturazione. Si deve fare in fretta, visto che l’Italia ha dieci mesi per mettersi in regola, dopo la condanna della Corte europea.

Il Piano carceri attualmente in vigore ha consenganto ad oggi zero posti. Ne prevede 4.050 entro maggio 2014 e altri 1.299 successivamente attraverso le ristrutturazioni degli edifici già esistenti. Sommando anche gli spazi consegnati dal Ministero delle Infrastrutture e dal Dap, il totale sarà di 12.210 posti regolamentari, una cifra inferiore alla metà dell’attuale fabbisogno (che, ricordiamo, ammonta a 25mila nuovi posti).

Noi riteniamo assai più opportuno seguire il piano già elaborato dal Dap che non prevede nuove carceri se non un istituto da 800 posti nell’area del napoletano-casertano (costo 40 milioni di euro) e la cui ratio sta nel recupero funzionale di istituti di pena male utilizzati, nel recupero di sezioni chiuse e nella riallocazione delle cubature.

Il risparmio di risorse economiche sarebbe garantito dal fatto che il Dap ha già al suo interno una struttura di professionisti e specialisti competenti a riguardo. Mentre infatti al Commissario straordinario ogni nuovo posto costa circa 75mila euro, per il Dap la spesa preventivata è di 50mila euro.

Perché, dunque, non invertire la rotta?