Proposta di legge per l’accelerazione del processo civile

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La Proposta di legge n. 2921 “Modifiche al codice di procedura civile e altre disposizioni per l’accelerazione del processo civile“, presentata il 2 marzo 2015, intende rimediare ad uno dei principali problemi della giustizia civile: la lentezza dei processi.

I dati che devastano le statistiche sono ormai tristemente noti a tutti da anni: un processo civile in Italia si protrae in media 1.514 giorni fino all’Appello, più altri 34,1 mesi in Cassazione: una durata media di sette anni che, è evidente, nega di fatto la giustizia a chi ne ha diritto favorendo, invece, chi ha imparato a strumentalizzare tale durata per interessi dilatori non certo meritevoli.

Attualmente, un processo civile ordinario tra due parti, in mancanza di eccezioni preliminari e con una sola udienza per l’assunzione delle prove testimoniali, potrebbe durare tra i 365 giorni ed i 380 giorni, ovvero poco più di un anno; un anno e mezzo se si dovesse far luogo anche a consulenza tecnica d’ufficio. Il tutto senza comprimere il ruolo degli avvocati e violare il diritto di accesso alla giustizia.

La crisi della giustizia civile, che è realtà condivisa da tutti gli operatori del diritto, è individuabile sotto diversi profili tra cui: la carenza di magistrati, cancellieri ed ufficiali giudiziari, dovuta probabilmente ad un problema di costi; tempi processuali di rinvio delle udienze troppo lunghi (si tratta probabilmente di un problema legato alla carenza di organico di cui al punto che precede); tempi troppo lunghi per gli elaborati quali la consulenza tecnica, il cui carente o ritardato deposito può e deve essere sanzionato.

Come se non bastasse, dati del ministero della giustizia informano di un trend in costante crescita a riprova che poco vi hanno inciso i numerosi interventi del legislatore susseguitisi nel corso degli ultimi anni. Il problema dell’elevato numero dei processi che vengono instaurati ogni anno non può essere arginato con l’innalzamento dei costi dell’accesso alla giustizia, che equivale solo a rendere più gravoso l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito. E’ necessario, piuttosto, intervenire sull’efficienza del sistema e rendere più rapida la produzione delle sentenze, senza tuttavia che la velocizzazione vada a discapito della qualità.

Un capitolo particolarmente rilevante in materia di giustizia attiene al tema del recupero dei crediti sia in relazione alla possibilità di ottenere rapidamente un titolo esecutivo sia in relazione al riconoscimento di interessi legali in misura tale da compensare la durata del processo esecutivo, prevedendo, ad esempio, un tasso di interesse calcolato secondo il tasso annuale dei titoli di stato a 12 mesi o superiore. Una tale previsione normativa può anche incentivare il debitore a saldare il proprio debito in un tempo più contenuto e, in ogni caso, il tempo di durata del procedimento esecutivo vedrebbe il creditore compensato in maniera adeguata invece che incentivato ad un ingiusto stralcio del credito.

Occorre, inoltre, intervenire sui costi di esercizio del diritto di credito in modo da eliminare, o quanto meno contenere, le penalizzazioni economiche legate agli oneri ante (contributo unificato) e post causa (imposta di registro).

Dal 1989 in poi si sono susseguite numerose riforme del codice di procedura civile che, non solo non hanno portato ad un’effettiva accelerazione del processo ma che, negli ultimi tempi, sono orientate a scoraggiare il ricorso alla giurisdizione limitando, se non sopprimendo, il “diritto ad ottenere tutela dallo Stato”.

Costi di accesso sempre più alti, formalismo esasperato, mancato controllo sulla qualità e quantità del lavoro dei Giudici, assenza di uniformità delle decisioni con conseguente incertezza del diritto, introduzione di responsabilità diretta a carico dell’avvocato per cause ritenute temerarie, addirittura stravolgendo e introducendo norme respinte nel ben più organico lavoro della Commissione Ministeriale presieduta dal Prof. Vaccarella, hanno trasformato la Giustizia (istituzione chiamata a dare risposte affinché i cittadini possano evitare l’escalation del conflitto) in una scommessa dall’esito incerto e, comunque, in un privilegio per ricchi e per chi ha tempo.

Il degrado della giustizia civile allontana gli investimenti esteri in quanto è ritenuto da molti economicamente folle investire in un paese dove la burocrazia costa il triplo che altrove e dove la soluzione dei contenziosi arriva spesso troppo tardi.

Incidere sul corpo normativo esistente, in modo da imporre una accelerazione nelle procedure, non è compito agevole soprattutto se si intende farlo senza stravolgerne l’impianto.

La presente proposta di legge si prefigge quindi di imprimere un’accelerazione al processo civile secondo uno schema che tenta di correggere molte delle distorsioni che i precedenti modelli hanno evidenziato. Cerca di rispondere all’esigenza, che incarna un diritto costituzionalmente garantito, di chi intende conseguire il riconoscimento giudiziale dei propri diritti senza vedersi limitato l’accesso alla Giustizia con oneri non necessari e, soprattutto, tali da creare un sostanziale sbilanciamento tra chi può e chi non può “permettersi” di affrontare e sostenere i costi di un giudizio civile. Connesse ai costi, seppure in maniera indiretta, sono le problematiche, che con la presente proposta si sono volute affrontare, legate alla necessità di ovviare alle lungaggini del processo. Viene, pertanto, richiesto alla magistratura di allinearsi ai tempi imposti alla classe forense anche con l’assunzione di precise responsabilità.

 

Un pensiero su “Proposta di legge per l’accelerazione del processo civile

  1. Egr avv Colletti,
    ho letto solo ora il disegno di legge da lei presentato sulla riforma del Processo Civile
    Riporto questo testo virgolettato, presente nella sua introduzione:
    “Le soluzioni prospettate consistono, in particolare, nella previsione di una sanatoria in caso di difetto di procura, nell’introduzione della presunzione di estensione ai successivi gradi della procura al difensore e nell’attribuzione al difensore del potere di certificazione e di autenticazione degli atti. Tra le previsioni più significative, si ricordano la prescrizione dell’obbligo del giudice di porre a fondamento delle decisioni i fatti non specificamente contestati dalle parti, indipendentemente dal fatto se costituite, che introduce il principio per cui la contumacia volontaria, pur restando una legittima scelta difensiva, comporta – nei giudizi aventi ad oggetto diritti disponibili – l’ammissione della verità delle allegazioni avversarie, rese pertanto non bisognose di prova.”
    Sono estremamente desolata nel ritrovare, anche nel m5s, una assoluta incapacità di entrare nelle veci di un cittadino. Lei fa l’avvocato e, partendo solo dal suo punto di vista, ha fatto le sue proposte. Ma si rende conto che io, quale cliente e quindi cittadina non avvocato, mi ritrovo in totale difficoltà rispetto alle proposte da lei presentate? Le parlo per esperienze dirette, storie vissute. Lei scrive: fatto non contestato, fatto acclarato. Ma se il mio avvocato si dimentica di contestare un fatto o una alllegazione, che succede quella diventa verità processuale? E’ aberrante mi scusi, specie considerato che poi l’unica mia soluzione è quella di fare una (impossibile) causa di responsabilità all’avvocato. Lei ha troppa fiducia nei suoi colleghi, ma non ha idea di quanti sbagliano i termini, si dimenticano di presentare memorie, spariscono, o soprattutto scrivono gli atti la sera prima per l’indomani facendo spesso lavori del tutto frettolosi e per nulla accurati. Noi clienti non possiamo sanare in alcun modo queste mancanze processuali. Non veniamo rimessi nei termini come succede negli altri paesi normali.
    Poniamo il caso che la mia controparte scriva che: io sono dedita da anni all’attività di prostituzione e per tale motivo non solo non posso farmi carico della prole, ma nemmeno ho diritto ad alimenti posto che il mio reddito è di fatto molto elevato, sebbene non dichiarato. E allega una cosa qualunque per “dimostrarlo” (una foto di carnevale, una foto in camera da letto con lingerie piccante) . Poniamo il caso che il mio avvocato si dimentica di contestare l’affermazione. Che succede ci sarà una sentenza nella quale io risulto “una prostituta di comprovata esperienza”?
    Non solo: come quasi tutti gli avvocati voi vi schierate – sempre- dalla parte delle ragioni del creditore procedente come se non esistessero in Italia due categorie di creditori: quelli in buona fede e quelli in malafede, ovvero quelli che, pur conoscendo tutte le illegittimità del proprio credito, procedono comunque. Vedi banche e numerose sentenze di usura bancaria e tanti altri. E poi basta anche un errore nei conteggi. Vedi Equitalia che sbaglia una cartella su 5 (un errore pari al 20%) e tanti altri.
    Nessuno riesce in questo dannato paese a distinguere il debitore moroso che si sottrae al suo dovere, dal debitore vittima di vessazioni? Anche lei fa riferimento alla necessità di accelerare il recupero del credito, come se da noi non ci fosse bisogno, PRIMA di una norma per castigare chi agisce un credito illegittimo. Come se in Italia non si fosse persa, e da tempo immemore, la valenza giuridica di cosa è, e cosa dovrebbe essere, un credito e cosa è, e cosa dovrebbe essere, un debito. Un credito, giuridicamente, è una somma dovuta per una prestazione o un servizio reso. Può forse essere una somma ottenuta con contratto capestro ed applicazioni di interessi illegittimi? Può forse essere una somma richiesta con errori di conteggi? Può forse essere una parcella gonfiata ad arte che tanto nessuno controlla?
    Però in Italia, chissà perché, a nessuno viene in mente di presentare una norma per castigare a dovere i creditori che agiscono in malafede!
    Sappia solo che in Svizzera se un creditore si permette di agire un credito illegittimo, ed il Giudice se ne accorge, lo condanna a 3 anni di carcere o 247.000 franchi di multa. In Germania le sanzioni per dette condotte sono salatissime. Da noi che succede? Niente. Al massimo, dopo anni ed anni di sofferenze indicibili e magari dopo che il Giudice avrà già concesso la provvisoria esecuzione, il presunto debitore (chiamato così dopo un Giudice ha esaminato poche note scritte e nemmeno autenticate) potrà avere la “soddisfazione” di una sentenza a suo favore, dopo che ha chiuso la ditta, è finito per strada e al creditore in malafede forse (ma forse) verrà applicato, se applicato, un banalissimo ed irrisorio 96 cpc e la condanna alle spese legali. Sai che condanna!
    Ed infine lei chiede attribuzione al difensore del potere di certificazione e di autenticazione degli atti. Ma quindi il difensore diventa Pubblico Ufficiale querelabile per falso in atto pubblico o siamo alle solite: c’è un’autentica dell’avvocato che sul piano penale rischia meno perchè sta esercitando il diritto di difesa del suo cliente?
    Mi scuso, ma sono davvero delusa.
    Roberta

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