Proposta per l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla ricostruzione dell’Aquila

Terremoto in Abruzzo Tendopoli

Con la Proposta di inchiesta n.22, presentata il 5 marzo 2014, abbiamo proposto di istituire una Commissione parlamentare monocamerale di inchiesta sulla gestione delle attività di ricostruzione della città dell’Aquila e delle aree colpite dal sisma del 6 aprile 2009.

Alle ore 3,32 del 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 5,9 ha devastato la città dell’Aquila e oltre 160 comuni abruzzesi provocando la morte di 309 persone, circa 1.600 feriti e oltre 67.000 sfollati. Oltre a questa tragedia, il terremoto ha portato alla distruzione degli edifici di molti comuni e di gran parte del centro storico dell’Aquila. Gli interessi economici che hanno ruotato e che tuttora ruotano intorno alla ricostruzione sono evidentemente enormi. Un rapporto firmato da Soren Sondergaard, deputato europeo della sinistra unitaria inviato in Italia per verificare le modalità di utilizzo del denaro dei contribuenti dell’Unione, recita: « Ogni appartamento è costato il 158 per cento in più del valore di mercato, il 42 per cento degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei, solo il calcestruzzo è stato pagato 4 milioni di euro in più del previsto. E 21 milioni in più i pilastri dei palazzi ».

Il dossier ha informato la Commissione europea dei sopralluoghi negli edifici del progetto denominato « Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili (CASE) » e in quelli dei moduli abitativi provvisori (MAP). Si segnala la qualità delle costruzioni dei MAP: « il materiale è generalmente scarso (…) impianti elettrici difettosi (…) intonaco infiammabile alcuni edifici sono stati evacuati per ordine della magistratura perché pericolosi e insalubri (…). Quello di Cansatessa è stato interamente evacuato (54 famiglie) e la persona responsabile per l’appalto pubblico è stato arrestato e altre 10 persone sono sotto inchiesta ».

I problemi in realtà non hanno riguardato solo il costosissimo progetto CASE ma anche tutti quegli appalti, fatti e gestiti in emergenza, derogando al codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (meglio noto come codice degli appalti), i quali hanno previsto un costo decisamente superiore al costo che si sarebbe potuto avere con un bando di gara « normale ».

D’altro canto poco chiari sono stati gli interessi prima della protezione civile (che ha gestito la prima emergenza) e poi della struttura commissariale per la ricostruzione. Intanto la situazione del centro storico dell’Aquila, dopo cinque anni, è rimasta pressoché invariata: nella « zona rossa » sono stati ricostruiti solo un paio di edifici. Si rende allora più che mai necessario indagare sulle scelte che sono state fatte fin dalle prime fasi della ricostruzione e se tali scelte sono state prese tutelando gli interessi delle popolazioni colpite o quelli della criminalità organizzata e no. Vanno approfondite le informazioni sulle risorse erogate e sulle commistioni tra affari, appalti e criminalità, nonché sul suo grado di infiltrazione nel contesto economico-istituzionale della regione Abruzzo. Per tutte queste ragioni, si propone di istituire una .

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