76 pensieri su “2953 fascicolo emendamenti commissione

  1. Le proposte vanno bene,ma un modo serio e funzionale per smaltire i processi pendenti innanzi ai Tribunali ,è solo quello di dare un compenso ai Giudici Onorari per ogni sentenza da loro emessa. Se lo Stato non avesse risorse per corrispondere la somma fissata ad esempio (50 euro a sentenza) ben potrebbe gravare il cittadino al momento della registrazione della sentenza,registrazione da effettuarsi però prima della richiesta delle copie in cancelleria,come ai vecchi tempi,quindi incassando immediatamente le spese di registrazione.Con ciò si eviterebbe ulteriore lavoro alla Equitalia per il recupero e dopo anni.Secondo me come avvocato ed ex Magistrato Onorario non vi sono soluzioni,visto che i Magistrati Onorari di Tribunale superano di gran lunga i togati.

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  2. Gentile cittadino Colletti
    Le esprimo il mio disappunto per gli emendamenti che Ella, unitamente al gruppo M5S, ha presentato al PDL 2953 ed in particolare le proposte di modifica della legge 21 gennaio 1994, n. 53 con la previsione tra l’altro della possibilità per l’avvocato di fare pignoramenti che si eseguono mediante notificazione.
    Sono un ufficiale giudiziario e ogni giorno, ogni pratica che mi viene affidata, mi rendo conto dell’importanza di essere un soggetto terzo, estraneo agli interessi delle parti.
    Le chiedo, come può il cittadino debitore o presunto tale essere tutelato da azioni esecutive eseguite senza alcun filtro direttamente dal procuratore di una parte?
    Mi capitano ogni anno decine e decine di richieste di esecuzioni viziate nella forma o con gravi (o dolosi?) errori proprio nella redazione di quegli atti che Lei propone di far notificare direttamente al procuratore della parte (pignoramento su importi completamente ed esageratamente difformi rispetto alla somma precettata, aggressioni di patrimoni di soggetti estranei rispetto al formale debitore (rappresentanti legali di società di capitali, mogli, mariti, figli ecc) uno scenario di castronerie volontarie o involontarie che impongono che ad eseguire tali importanti atti sia un soggetto terzo.
    Anche se è sempre possibile fare valere le proprie ragioni attraverso le opposizioni, la maggior parte di destinatari delle azioni esecutive è costituita da semplici cittadini o piccoli imprenditori non assistiti, che non possono o rinunciano a far valere i propri diritti.
    Concludo dicendo che gli emendamenti da voi presentati sembrano più suggeriti da qualche lobby interessata anziché dettate dal puro spirito di contribuire all’efficienza del sistema giustizia (devo pensare male vedendo che voi proponenti siete tutti avvocati?).
    Spero di non vedere queste modifiche nel testo definitivo.
    Con delusione
    Giuseppe Candura

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    • Agli ufficiali giudiziari che scrivono parlando di “terzietà” rispondo che è proprio la previsione di un compenso a percentuale nei pignoramenti mobiliari ad avere ammazzato la terzietà.
      Ricordo che la legge professionale degli avvocati proibisce a noi avvocati di fare patti di quota lite, perché, secondo Cassazione consolidata, ciò comporterebbe la perdita dell’autonomia e dell’indipendenza dell’avvocato, che non deve avere MAI cointeressenze con il cliente.
      Orbene, spiegatemi. Un avvocato, professionista di parte, non può stipulare patti di quota lite (perché perderebbe indipendenza ed autonomia), mentre l’ufficiale giudiziario resterebbe “terzo imparziale” ?
      E’ stata proprio quella riforma ad ammazzare la vostra imparzialità. Non siete più imparziali.

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      • Caro Cesare, sono un funzionario Unep (ex ufficiale giudiziario). Vorrei solo aggironarti. Il patto di quota lite è oggi possibile grazie alla riforma del 2006 dell’allora Ministro dell’economia Bersani. Quanto alla terzietà del funzionario che procede al pignoramento, seppure io sono di parte, ti posso garantire che non viene compromessa dalla norma che è finalizzata ad incentivarlo a cercare di garantire il più possibile il credito azionato e cioè, in parole povere, a pignorare quanto più possibile.

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  3. Sono un Ufficiale Giudiziario.
    Il progetto di riforma del processo esecutivo è assolutamente orripilante, come sempre, si procede senza conoscere cosa succede nella realtà, si procede nel mondo astratto delle norme, senza pensare quali saranno le conseguenze, e senza predisporre i mezzi per accogliere le novelle normative.
    Si deve comprendere innanzitutto che l’ufficiale giudiziario si muove giornalmente a proprie spese e con il proprio mezzo sul territorio, senza alcuna autorizzazione formale all’uso di tale mezzo e quindi non coperto in caso di infortunio sul lavoro che occorra “in zona”, quella parte del mandamento attribuita al funzionario. Unico compenso è la “trasferta”, che per metà è puro rimborso spese e per metà, in quanto tassata costituisce reddito e come ormai da anni affermato dal Ministero della Giustizia, “produttività”. Falciare le trasferte, obbligando l’ufficiale giudiziario ad utilizzare il servizio postale o attribuendo la possibilità agli avvocati di procedere autonomamente all’effettuazione di pignoramenti presso terzi ed immobiliari avrà tre conseguenze.
    1) L’utilizzo del mezzo proprio, diverrà una soluzione non più economicamente sostenibile dalla categoria, la quale sarà obbligata ad utilizzare i mezzi pubblici, come formalmente dovrebbe fare, con tutta la improduttività ed inflessibilità che ne consegue e l’impossibilità di evadere tutti gli atti richiesti.
    In auto, siamo del resto in Italia, si ha la certezza di compiere in un giorno lavorativo più atti che utilizzando i mezzi pubblici.
    2) Gli uffici U.N.E.P. hanno autonomia di spesa. Questa è consentita dal D.P.R. 1229/1959, che riserva alle spese d’ufficio una congrua percentuale delle trasferte. Quindi, cancelleria, toner, materiale informatico, registri ecc. ecc. sono acquistati dal dirigente, che annota le fatture di acquisto su un apposito registro. Ebbene, calando le indennità di trasferta percepite, caleranno le spese d’ufficio, fino a paralizzarne l’attività.
    3) L’utilizzo del servizio postale per la notificazione degli atti giudiziari è curato, nella parte della consegna, dal portalettere. Ciò comporta aberrazioni di ogni tipo, incentivarne l’uso porterà solo ed esclusivamente a rallentamenti enormi nel compimento di atti formalmente perfetti, ed al dover duplicare e a volte triplicare l’attività notificatoria, che poi al vaglio del magistrato verrà fatta ripetere. I portalettere spesso sono trimestrali e privi di formazione teorica. Come se non bastasse Poste Italiane S.p.a. ha emanato una circolare che obbliga i portalettere ha relazionare l’irreperibilità del destinatario della notifica, e non la momentanea assenza (sic!), ogni qualvolta non figuri sulla cassetta delle lettere il nome ed il cognome. Questo stravolge la realtà e, oltre a costituire un palese falso, l’irreperibilità è altro, impedisce il perfezionamento di notifiche fatte dall’u.g. ai sensi dell’art. 140 c.p.c. Il risultato è che per il portalettere sono irreperibili, e quindi non abitano più all’indirizzo di notifica, persone che debbono essere sfrattate… Chieda a qualche avvocato se non crede al sottoscritto.
    Affidare agli avvocati il compimento di atti invasivi del patrimonio di terzi, è quantomeno incredibile! Giornalmente durante il servizio di ricezione atti, vengono respinti tantissimi atti passati sotto la lente di ingrandimento del funzionario addetto. Spesso vengono richiesti pignoramenti su precetti perenti o addirittura non notificati ritualmente, non viene rispettato il beneficio di preventiva escussione dei beni societari, si vedono castronerie di ogni tipo. Ebbene l’U.G. è un soggetto terzo ed imparziale, che lavora a garanzia del rispetto della legge e dei diritti del creditore e del debitore. L’U.G. costituisce in materia esecutiva e di notifica un baluardo di garanzia, di terzietà e rispetto delle regole processuali.
    Voglio essere ben compreso ed effettuo un esempio. La notifica di un pignoramento presso terzi ad una banca, comporta il blocco parziale o totale di un conto corrente, se l’atto è illegittimo, i tempi per ricorrere el giudice dell’esecuzione per far sbloccare il conto sono di mesi. Ergo, un cittadino o un’azienda, potrebbero vedersi bloccare un conto corrente sulla base di un atto di precetto non notificatogli o addirittura in mancanza di alcun titolo!

    Se vogliamo efficenza nel processo esecutivo, deve essere riformata la figura dell’ufficiale giudiziario sullo stampo francese, quello cioè di un libero professionista incardinato e controllato dal ministero della giustizia. I colleghi francesi e i colleghi europei ove la figura è stata “professionalizzata” hanno una produttività e soprattutto una resa in termini di risultato che noi ci sognamo, ovviamente hanno anche altre gratificazioni… Il punto però non è questo, se vogliamo avvicinarci all’Europa in materia, l’unica è rispolverare il disegno di legge Berselli.

    Mi domando però una cosa, perchè quando c’è da mettere mano ai codici di procedura, non viene mai convocato qualcuno esperto davvero! O meglio, qualcuno esperto del lavoro e della pratica giornaliera dello stesso? Possibile che si vogliano riformare attività e uffici così complessi senza conoscere nemmeno come funzionano? I magistrati, dal canto loro, non sanno come si svolge la nostra attività, i professori universitari tantomeno, gli avvocati sono portatori di interessi propri! Un Funzionario Unep per parlare di riforma del processo esecutivo no??
    Saluti
    Un cittadino ufficiale giudiziario
    Alberto Romani

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    • Sulla modifica degli ufficiali giudiziari “alla francese” che è, in verità ciò a cui vorrebbe tendere il ministero sono fortemente contrario. proprio per una questione di terzietà.
      Secondo lei quanti avvocati dichiarerebbero falsamente di avere un titolo esecutivo valido rischiando una denuncia penal, la propria carriera, nonchè una sicura opposizione all’esecuzione nonchè responsabilità professionale? Credo molto pochi.
      Inoltre già ora la maggiorparte dei pignoramenti presso terzi vengono fatti attraverso l’ufficio postale (con tutti i problemi che esso comporta). Forse non glielo avranno detto che se dovesse passare la nuova legge governativa l’ufficiale giudiziario non potrà più effettuare notifiche personali ma quasi sempre attraverso l’ufficio postale, anche nella medesima città.
      Per quanto mi riguarda l’Ufficiale Giudiziario non dovrebbe essere nemmeno un ibrido quale adesso è, ma, in tutto e per tutto, dovrebbe essere equiparato, anche per le modalità di lavoro, ad un dipendente pubblico.
      Cordialità

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      • Mi perdoni, ma è proprio un grande problema quello di doversi avvalere dell’ufficio postale. Io ho letto le proposte, e ripeto, sono aberranti. I portalettere fanno errori colossali, sia per le direttive di poste italiane, sia per l’impreparazione che afflligge la categoria, composta da precari trimestrali. Certo, si fa un grande regalo a Poste Italiane S.p.a. e a chi non vuol farsi trovare. Basterà cancellare il nome sui campanelli o sulla cassetta delle lettere. Farsi fare un bel 143 c.p.c. e poi contestarlo. Così i processi potranno bellamente saltare.
        Per quanto riguarda i rischi che ho paventato sul presso terzi o sull’immobiare, è quotidianità di qualsiasi ufficio unep in sede di attività di ricezione. Il rifiuto di atti per precetti perenti o non notificati ritualmente oscilla su un buon 10 % degli atti presentati all’accettazione. Spero che mai succederà di veder presentati atti privi di titolo esecutivo. Però è capitato e ricapiterà, che non vi sia alcuna corrispondenza tra somma precettata e somma pignorata, quindi un tentavo di pignorare somme oltre quanto permesso dalla legge.
        Lei dice che non dovremmo essere più una figura ibrida, quindi dovremmo timbrare il cartellino, avere mezzi in dotazione da parte dell’amministrazione e la flessibilità tipica del lavoratore pubblico. Sarebbe a mio modesto avviso una tragedia a livello di efficacia. Guardi la morbilità degli ufficiali giudiziari e la confronti con quella degli altri dipendenti pubblici… Guardi le statistiche sulla produttività dei professionisti d’oltralpe. Faremmo per come la vede lei non uno, ma due passi indietro.
        Passando ad altri elementi della riforma, è interessante il verbale elettronico. Anche in tal caso, con quali mezzi? Serve un tablet con schermo touch e penna capacitiva. I verbali debbono essere sottoscritti dai presenti, dai custodi, dalle forze dell’ordine ecc. ecc. sa in caso contrario fioccano le querele di falso.
        Ah, mi stava passando di mente, abbiamo un Pc ogni quattro colleghi, in dotazione queste macchine hanno Windows XP… la posta eletronica certificata ai più manca, come manca la firma digitale.
        La questione delle ricerche presso le banche dati, è ancora ferma, mancano i decreti interministeriali di attuazione, se lo ricordi, magari andando in commissione potrebbe farlo presente.
        Non capisco perchè l’ufficiale giudiziario libero professionista perderebbe terzietà? Basta che il suo lavoro resti ancorato ai medesimi principi, e quindi fornire una prestazione di mezzi e non di risultato.
        Poi alla fine, secondo lei, chi di noi accetterà un demansionamento che portera a dimezzare le nostre buste paga? Perchè? Non crede che alcuni di noi abbiano assunto impegni per il futuro basati su un certo livello di reddito?
        Cordiali saluti
        Alberto Romani

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      • Sui decreto ministeriali del 492bis ho presentato una interrogazione alla quale aspetto ancora risposta. Il libero professionista perde terzietà perchè uno dei fini è il profitto generato dalla propria attività.

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      • Chi le ha detto che ora vengono fatti per posta? Vengono spediti per posta gli atti destinati ai terzi fuori circondario ma il debitore viene fatto a mani e quando richiesto gli viene spiegato cosa sta avvenendo. Ma forse è questo che non si vuole. Piuttosto sa quanti avvocati capiscono veramente delle notifiche e quante “consulenze” debbo fare? Quanto al rischio che gli avvocati si assumerebbero facendo delle violazioni sarebbe un argomento spassoso d’affrontare. Ma tanto avete deciso senza sentire veramente i cittadini che queste modifiche dovranno gestire. Per inciso gli ufficiali giudiziari sono già dipendenti pubblici ma senza uno straccio di orario di lavoro. Giusto come informazione.

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  4. Concordo con il sig. Candura. Bisogna assolutamente lasciare l’attività esecutiva agli Ufficiali Giudiziari e non spogliarli delle loro funzioni assegnandole ad altri solo per mero interesse economico. La terzietà deve essere assolutamente garantita. Il prossimo passo sarà far fare direttamente le sentenze agli stessi avvocati? Non credo voterò più 5 stelle. Palmieri V.

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    • Buongiorno Sig. Palmieri, sono contento che la mia proposta sia passata nelle mailing list degli ufficiali giudiziari e comprendo che vogliate una, se posso permettermi, “riserva di legge”. Però nelle proposte bisogna prevedere sempre cos’è meglio per il cittadino e ritengo che la mia proposta vada in quella direzione, considerando anche gli attuali carichi di lavoro degli ufficiali giudiziari. Cordialità

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      • Ma lei veramente ritiene di sapere cosa è meglio per i cittadini? I carichi di lavoro sono causati da un aumento del territorio e la mancata assunzione di personale in sostituzione dei pensionamenti. È dal 2006 almeno che non vengono fatti concorsi

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  5. Vergogna cittadino Coletti. State proponendo di annientare gli ufficiali giudiziari, soggetti terzi e garanti della legge, per consegnare il processo esecutivo ad una delle parti in causa… ma da chi vi fate scrivere questi obbrobri? Ancora Vergogna!

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    • Gentile Sig Granieri, comprendo bene che alcune modifiche non possano essere accettate dagli ufficiali giudiziari per motivazioni “sindacali”. Ma lei davvero ritiene che un avvocato si inventi un titolo esecutivo rischiando una denuncia penale per falso e rischiando quindi la sua professione?
      Considerato che la maggiorparte dei pignoramenti presso terzi avvengono a mezzo servizio postale, per il cittadino debitore non cambierebbe nulla. Mentre il creditore sarebbe avvantaggiato

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      • Purtroppo, nella nostra quotidiana battaglia con tutte le parti in causa, le assicuro che voi avvocati vi inventate ben altre e più pericolose cose. A discapito delle parti e possibilmente cercando di arrecare danno al cancelliero o all’ufficiale giudiziario.

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      • è proprio questo il problema: essendo sindacalizzati ritenete che i nemici siano gli avvocati e le altre parti. Mentre gli avvocati e le parti civili ritengono il contrario. Andare avanti su questo crinale è molto stupido perchè non tutela minimamente la parte debole, ovvero il “cittadino”.

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  6. Egregio cittadino, voi che propinate ventate di novità ad ogni piè sospinto, volete davvero fare una cosa nuova? Chiamate i cancellieri e gli ufficiali giudiziari e fatevi raccontare qual’è lo stato pietoso del nostro sistema giudiziario. fatevelo raccontare da chi vive la realtà vera degli uffici non dai sindacalisti o, peggio, dai signori magistrati.
    La giustizia non è solo quel signore che siede più in alto di tutti sotto la scritta “La legge è uguale per tutti”, ma è anche quella che si vive negli uffici(spesso fatiscenti), a contatto con avvocati, parti, debitori, creditori, truffatori di ogni risma.
    questa è la giustizia.
    Volete davvero cambiare questo paese? Allora ascoltate davvero la gente.
    chi mi ha preceduto ha spiegato bene il nostro caso particolare. Vogliamo vederci di persona e discuterne serenamente?

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    • Egregio Sig Enzo, da avvocato di provincia conosco bene la situazione dei tribunali, delle cancellerie e degli ufficiali giudiziari perchè, almeno le mattine, vivevo lì, subendo anche tutte le problematiche connesse ad inadempimenti vari, anche e soprattutto a causa della cronica mancanza di risorse. Cordialità

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      • E da avvocato di provincia potenzia la “propria” categoria… Visto che nessun tecnico e mai presente in commissione.. Chi ha reale interesse può proporlo e senza confronto e facile fare avanzare sempre le solite lobby… Ma si, lasciamo agli ufficiali giudiziari solo l esecuzione ” diretta” quella dell apprensione materiale delle estenuanti discussioni con i debitori e gli sfrattati, mandiamo gli ug tra la disperazione della gente.. Magari a farsi sparare e rischiare ogni giorno le ore degli esecutati…!!Questa parte forse è troppo dura per gli avvocati!!! Va be ormai la decisione è presa..fateci solo capire che fine farà l Unep!!!!

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      • Non so chi le ha dato certe notizie ma l’emendamento non è passato. Inoltre gli avvocati non ci guadagnerebbero granchè visto che è previsto, così come per il 492bis, solo il rimborso delle spese sostenute.
        Cordialità

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  7. Gentile cittadino Colletti sono un ufficiale giudiziario amareggiato dalle trasformazioni della macchina della giustizia che le modifiche del codice civile stanno apportando. Ho la netta sensazione che la mia funzione di terzieta’ , in rappresentanza dello Stato, sia un fastidio piuttosto che una garanzia per le parti. Come dirigente del mio ufficio giornalmente combatto con la imperante tendenza a considerare le norme come un fastidio da superare con una scrollata di spalle. Le forme come un lacciuolo che impedisce il raggiungimento dello scopo. Ma queste forme sono state poste quale substrato comune nei rapporti attore/controparte. E il personale che compone la macchina della giustizia, ognuno nelle sue funzioni, è chiamato al controllo che quelle forme siano rispettate, quale linguaggio comune nei rapporti davanti alla legge. Non pensi che ritenga che tutto vada bene, tutt’altro. Il sistema deve essere modificato ma questo non può essere fatto senza comprendere cosa comportano le modifiche che si vogliono apportare. Occorrerebbe uscire dal web e vedere coi i propri occhi e orecchie le situazioni degli operatori della giustizia e non nei grandi uffici ma nei piccoli dove veramente la gente, i cittadini si confrontano con la giustizia. Non vi fidate ma toccate con mano.

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    • Gentile Sig. Vivaldo,
      da avvocato di provincia, che frequentava giornalmente i tribunali, le sue cancellerie e le sue Unep, conosco bene i problemi rilevanti dettati da regole “stupide” ovvero che non tengono conto la realtà quotidiana, e dalla cronica mancanza di risorse.
      Giusto per farle inquadrare la stupidità delle regole Le racconto un aneddoto capitato qualche settimana fa. Come ben sa nel 2015 hanno dimezzato i termini di efficacia del pignoramento decidendo che. passati 45 giorni dal pignoramento stesso, esso perdeva di efficacia in mancanza di istanza di vendita.
      Per un pignoramento immobiliare gli ufficiali giudiziari si erano persi la “cartolina di ritorno” dell’avvenuto pignoramento e ce l’hanno riconsegnata al 47° giorno, ovvero quando, oramai, i termini erano scaduti. Hanno dimezzato i termini per rendere più “efficiente” il sistema, peccato che, comunque, l’udienza presso quel tribunale viene fissata sistematicamente dopo un anno e mezzo. Eterogenesi dei fini.

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      • Le regole non sono stupide. sono poste lì per garantire. Mi fa specie che un avvocato, che con le regole ci lavora, abbia una tale considerazione delle stesse. qui parliamo di regole che devono G A R A N T I R E le parti in causa, specie quando si tratta delle libertà personali.

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      • Gentile Sig Gattullo, alcune “regole” imposte dal legislatore sono evidentemente “stupide” perchè approvate senza conoscerne i reali benefici.

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      • Oh una cartolina persa… che dire. Su quante? Percentualmente intendo. Capisco il disagio, sinceramente credo sia consigliabile far tornare la cartolina al legale.
        Abbreviare il termine di efficacia del pignoramento per cosa poi? La parte può come noto effettuare la istanza di vendita dall’undicesimo giorno… anzi, diciamolo l’abbreviazione dei termni di efficacia è deleteria per le trattative tra le parti.
        Ce ne sarebbero di cose da discutere….
        Saluti

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  8. Egregio Cittadino Colletti, prima di dire che verrebbe meno la “terzietà” dell’ufficiale giudiziario, nel caso in un futuro (mi auguro non molto lontano) dovesse passare un disegno di legge che equiparasse l’ufficiale giudiziario italiano agli omonimi europei, le consiglierei, di farsi un bel giro, in Francia, in Belgio, in Olanda, in Polonia, in Portogallo….insomma in tutta Europa e poi potrà esprimere un parere. Quello che i politici, l’amministrazione della giustizia, i magistrati, gli avvocati, etc. etc. non vogliono (spero in buona fede, diversamente sarebbe gravissimo) capiere, è che l’unico cambiamento sarebbe nello stato giuridico della categoria, il resto rimarrebbe invariato e mi riferisco, alla sorveglianza da parte dell’A.G.sulla correttezza e terzietà del P.U.
    Io ormai, da Ufficiale giudiziario con 38 anni di servizio, sento di poterLe dire che per poter affrontare un discussione in modo costruttivo, le parti che vogliono costruire qualcosa di positivo nel processo di esecuzione devono essere tutti i soggetti interessati, (quelli di cui sopra) ma fino ad ora è stata sempre esclusa dal dialogo la categoria dei principali “attori”….gli Ufficiali Giudiziari.
    Cordialmente Francesco Consoli Ufficiale giudiziario

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    • Gentile Sig. Consoli, la “privatizzazione” dell’Ufficiale Giudiziario, prevedendone pertanto non più l’inquadramento all’interno della categorie dei dipendenti pubblici, ma parificandolo, quanto a status, alle funzioni del notaio, libero professionista con funzioni pubblicistiche, a mio parere farebbe certamente venir meno la terzietà dello stesso.
      Sul fatto di ascoltare tutte le parti in causa sono d’accordo con lei ma, purtroppo, in Parlamento ed al Ministero non sono d’accordo con tale impostazione.
      Cordialità.
      Andrea Colletti

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      • Sig. Colletti
        La invito gentilmente a dismettere i panni da avvocatuccio di provincia e a farsi guidare nelle sue decisioni da chi ne sa molto più di lei, così come (ne sono certo) faceva quando chiedeva agli “specialisti” dell’unep istruzioni su notifiche ed esecuzioni.

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      • Una considerazione ancora sulla “terzieta’” dell’Ufficiale giudiziario, sempre con il massimo rispetto per le opinioni altrui, mi creda, mi viene difficile, molto difficile pensare che in 25 paesi dell’U.E. il sistema “inefficiente” sia quello di questi Paesi e quello “efficiente” sia quello italiano. Sarebbe bello potersi confrontare e discutere con persone competenti quale Ella è, e Le posso garantire che sono tanti gli argomenti con il quale poterLa convincere che lei è in errore, sapesse quanti disegni di legge sono stati fatti da circa 20 anni a questa parte, tutti da persone competenti della materia (giuristi,magistrati, avvocati) e soprattutto con la “buona volonta” di arrivare ad un traguardo? Ma purtroppo in questa Italia fatta da tanti “muri di gomma”, dove si parla tanto e si conclude poco, alla fine prevale sempre la teoria che….”a tutto si può permettere di funzionare in Italia, ma non alla giustizia” specie poi se si guarda al “Processo di esecuzione civile”, poteri dirLe chi sono i fautori di questa toria, ma credo che servirebbe a poco per cambiare le cose. Siamo indietro di circa mezzo secolo rispetto ai paesi dell’U.E. e lo rimarremo per sempre………
        Cordialmente, Francesco Consoli, UNEP Corte d’Appello di Catania

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      • Quindi Lei ci insegna che i notai, custodi della fede pubblica, non sarebbero terzi nello svolgimento delle funzioni loro assegnate?

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  9. Sig. Colletti
    La invito gentilmente a dismettere i panni da avvocatuccio di provincia e a farsi guidare nelle sue decisioni da chi ne sa molto più di lei, così come (ne sono certo) faceva quando chiedeva agli “specialisti” dell’unep istruzioni su notifiche ed esecuzioni.

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  10. Dal tenore delle sue risposte comprendo che Lei ha motivi di astio nei confronti della categoria per sue personalissime ragioni. A questo punto io chiudo la discussione e spero che non arriviate mai a governare questo paese scassato(di cui la giustizia è la più scassata delle cose).
    Con tutta la stima che ella merita.

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      • Io vivo per quello che posso. e di certo non vado in giro(o peggio in parlamento) a cercare di arrecare danno al mio prossimo.
        Si, sono uno dei pochi, ma sempre meglio che credere che ci siano le scie chimiche a condizionarci(chieda su questo a qualche suo collega parlamentare).

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      • potrebbero sempre esserci persone che, sulla sua persona, la pensino in maniera diversa. non conoscendola non mi permetto di dare una opinione. sono solito parlare di quello che so. il blaterare lo lasci agli altri. Cordialità

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  11. Gentile Avvocato Colletti, Buongiorno.
    Sono Giuseppe Marotta, ufficiale giudiziario presso la Corte d’Appello di Milano e segretario organizzativo dell’AUGE – associazione ufficiali giudiziari in Europa.
    Le scrivo per esporle, con la speranza che possano essere frutto di approfondimento in sede di conversione della legge delega, le mie considerazioni sugli emendamenti da Lei sottoposti e approvati dalla Commissione giustizia.
    Andiamo per ordine:
    1) Lei ha proposto che i pignoramenti presso terzi e immobiliari siano eseguiti dagli avvocati poichè ritiene che in questo modo ci sia un vantaggio per i creditori.
    Ora, io credo che non ci siano vantaggi nel cambiare l’agente notificatore se il mezzo per eseguire la notifica rimane identico.
    Lei dice che attualmente i pignoramenti presso terzi sono già effettuati a mezzo posta, ed è vero; per cui se anche gli avvocati li effettueranno a mezzo posta nulla cambia, e quindi non vedo il vantaggio per il cittadino, creditore.
    Per cui Le chiedo, non sarebbe stato più efficace per il creditore modificare la procedura del pignoramento presso terzi abolendo la facoltà di inviare per posta il pignoramento presso terzi e attribuendo all’ufficiale giudiziario il potere di richiedere al direttore di banca, nel momento in cui gli consegna il pignoramento, l’immediata verifica del conto corrente del debitore e la consegna della somma precettata tramite assegno circolare intestato al creditore?
    In questo modo si sarebbe evitata l’udienza, salvo eventuale opposizione e il creditore avrebbe avuto l’immediato soddisfacimento del suo credito, non le pare?
    In questo modo si sarebbero evitate anche le eventuali collusioni tra il direttore di banca e il debitore, collusioni che, come per incanto, potrebbero far sparire i soldi dal suo conto corrente.

    Allo stesso modo si poteva procedere con il datore di lavoro: bastava prevedere che nel momento in cui l’ufficiale giudiziario notificasse il pignoramento al datore di lavoro, quest’ultimo avrebbe dovuto effettuare l’immediata dichiarazione e, nel caso positivo, anche l’eventuale pagamento in mani dell’ufficiale giudiziario.
    Sarebbe stata una proposta di buon senso che andava verso lo snellimento delle procedure e il conseguimento del risultato, senza ulteriori e prolungate udienze. Salvo sempre eventuali opposizioni.

    2) Lei chiede che gli avvocati possano effettuare la notificazione del pignoramento immobiliare tramite il servizio postale. E questo, secondo lei sarebbe un ulteriore vantaggio per il cittadino creditore.
    Ora io mi chiedo, Lei è un avvocato e in quanto tale tutela sia i creditori che i debitori per cui si renderà conto quanto possa essere mostruosa la prassi di perdere la casa all’asta per “compiuta giacenza”.
    E questo spesso accade. E Lei lo sa benissimo.
    Per cui sarebbe stato più efficace e utile per tutti i cittadini, creditori e debitori, prevedere l’obbligatorietà della notifica a mani del pignoramento immobiliare effettuata dall’ufficiale giudiziario, organo, non dimentichiamolo, terzo tra il debitore e il creditore.

    Lei dice di voler tutelare i cittadini con questi suoi emendamenti, ma cittadini sono anche i debitori, che ovvio, meriterebbero maggiore tutela del proprio bene immobile, in molti casi, dell’unico bene immobile in cui abitano.
    Le cronache dei giornali purtroppo sono piene di persone che si sono suicidate per aver perso la casa all’asta o in seguito allo sfratto: le statistiche parlano di una persona che si toglie la vita ogni tre giorni a causa dello sfratto. E mi sembra che il suo movimento 5stelle del diritto alla casa ne abbia fatto un cavallo di battaglia per la tutela dei cittadini, mentre Lei propone così, senza approfondimento alcuno, di notificare per posta il pignoramento immobiliare, come se fosse una semplice multa di divieto di sosta.

    A nulla è servita tutta la campagna che il suo movimento 5 stelle ha lanciato contro l’abolizione di Equitalia? Non so, questa del pignoramento immobiliare a mezzo posta effettuato poi dagli avvocati, che non sono terzi, francamente mi inquieta e spero proprio che il Parlamento non la voti.

    3) Lei in un commento dice di essere contrario alla libera professione dell’ufficiale giudiziario perchè creerebbe una figura priva di terzietà: e gli avvocati che effettueranno le notifiche dei pignoramenti presso terzi e immobiliari quale garanzie di terzietà potranno offrire?
    Non è leggermente incoerente il suo argomentare?
    In Europa attualmente 21 paesi hanno ufficiali giudiziari liberi professionisti e non mi sembra vi siano stati pericoli di terzietà nell’evoluta Olanda, o nella civile Francia, o nel grazioso Lussemburgo, o nell’efficiente Belgio ecc. ecc.

    Ora lei potrà mandare per posta tutto quello che vuole, però non dica che è per il bene dei cittadini, perchè francamente nei suoi emendamenti benefici per i cittadini non se ne vedono, tranne che per gli avvocati e per Posta spa.

    Mi dispiace leggere alcuni suoi commenti che detotano un certo astio nei confronti degli ufficiali giudiziari, che in alcuni casi potrebbe anche essere giustificato, per carità: in ogni categoria ci sono fannulloni e arroganti.
    Perciò Le chiedo, perchè prima di proporre degli emendamenti non si è confrontato con le associazioni di categoria, con i sindacati, con i dirigenti degli uffici nep delle Corti d’Appello, non so quello di Milano, di Roma, di Napoli, di Palermo, di Pescara, e con noi dell’AUGE?
    Perchè non ha chiesto il parere dell’AUGE l’associazione degli ufficiali giudiziari in Europa che da anni si confronta con gli ufficiali giudiziari di tutta Europa e da sempre propone riforme sensate per il processo esecutivo?
    È un vero peccato scoprire che un componente di una forza innovativa, sotto certi aspetti rivoluzionaria come il movimento 5 stelle agisca come tutti gli altri politici, facendo proposte in un campo senza però confrontarsi con i maggiori esperti di quel campo. Volendo avrebbe potuto indire anche una consultazione degli ufficiali giudiziari via web. Le saremmo stati grati della considerazione.
    Cosa le costava interpellarci: siamo cittadini. Le avremmo certamente consigliato provvedimenti utili e sarebbe stato un vero piacere per noi confrontarci con Lei.
    Non me ne voglia per questo mio sfogo, ammetto la sua buona fede e Le sarei grato se volesse confrontarsi con noi dell’AUGE anche con uno scambio di mail e pareri, in vista della discussione per l’approvazione della legge.
    Con i migliori auguri di buon lavoro
    Cordiali saluti

    Giuseppe Marotta
    segretario organizzativo AUGE

    3346246284 – giuseppemarotta77@gmail.com

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    • Mi perdoni Sig. Marotta, ma nessun mio emendamento in merito agli ufficiali giudiziari è stato approvato dalla Commissione. E’ stato invece approvato un emendamento dei relatori

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    • Inoltre, purtroppo per loro, non ho previsto nemmeno un compenso nella proposta per gli Avvocati. Quindi non capisco da dove guadagnerebbero. Si guadagnerebbe tempo nel senso di avere un “intermediario” in meno.
      Per quanto riguarda la dichiarazione contestuale da parte del direttore di banca è una ottima idea. Purtroppo la maggioranza parlamentare (io faccio parte dell’opposizione) sta facendo di tutto per diminuire le notifiche “a mani” (vedasi emendamenti dei relatori in proposito).
      Sul datore di lavoro ho invece qualche preclusione in più perchè spesso le notizie di tipo patrimoniale non le hanno i datori ma, piuttosto, i consulenti del lavoro/commercialisti che seguono le imprese.

      P.S. prevedere una funzione pubblica ma con partita iva che possa fungere da agente accertatore significa privatizzare le funzioni statali. E sulle “privatizzazioni” di funzioni statali come gruppo parlamentare siamo stati sempre in disaccordo

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  12. Sig. Colletti,
    non ha recepito il messaggio.
    Io non devo insegnare niente a nessuno ma è lei che dovrebbe sapere, da politico esperto qual si crede, che le risorse pubbliche, di qualsiasi genere esse siano, vanno valorizzate e non depauperate specie se a favore di qualche suo amichetto incompetente!

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    • >[ IL GIURISTA] Tempi lunghi e costi elevati. Il processo civile è un tappo allo sviluppo dell’economia. “Pesano il secondo grado e la Cassazione”, sostiene il professor Lotario Dittrich, titolare della cattedra di Diritto processuale civile dell’Università di Trieste. In Italia per risolvere una causa civile ci vogliono in media 1.200 giorni, il doppio di Francia e Germania. Non servono novità per snellire i processi. «La regolamentazione del processo civile incide pochissimo su questo trend: sono anzi convinto che il diluvio di novità di questi anni ne abbia peggiorato le performance invece di aumentarle», sostiene Dittrich. «Il processo telematico prosegue il professore permetterebbe una razionalizzazione dei costi delle strutture degli studi legali, ma ad oggi il cattivo funzionamento del sistema e la prassi dei giudici di richiedere comunque una copia ‘di cortesia’ diminuisce molto l’utilità del sistema». Secondo Dittrich, è indispensabile riformare l’art. 111 Cost., rendendo così possibile porre dei limiti alle impugnazioni in cassazione; ciò renderebbe di fatto possibile anche porre dei limiti all’appellabilità delle sentenze di primo grado, di fatto oggi sempre impugnabili per evitare che diventino subito soggette a ricorso per cassazione, aggravandone la già critica situazione. Per intaccare il monte dei processi arretrati, serve poi che il Csm «adotti – dice Dittrich – finalmente politiche efficaci finalizzate alla nomina a capi degli uffici di bravi magistrati manager, prendendo, in caso negativo, le opportune misure». E se lei fosse ministro? «Liberalizzerei gradualmente la professione di ufficiale giudiziario, sull’esempio dell’Huissier de justice dei paesi francofoni, dando così la possibilità di una migliore organizzazione del processo esecutivo, oggi in forte sofferenza, e creando importanti occasioni di impiego per i neolaureati in giurisprudenza, il tutto, come oggi va di moda, a costo zero».
      Dia una attenta lettura, sicuramente non è di parte, NON E’ UN UFFICIALE GIUDIZIARIO, ma una persona che riesce a vedere e ad analizzare la materia con molta competenza.
      Con sempre stima e cordialità, Francesco Consoli

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      • Ha ragione, ma posso non essere d’accordo? L’ufficiale giudiziario è un lavoro molto critico e, proprio per questo, ritengo debba essere svolto da dipendenti pubblici.

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  13. È con viva soddisfazione che osservo questi giovani avvocati riuscire a farsi strada all’interno del movimento 5 stelle. E con soddisfazione ancor più grande vedo questi luminosi professionisti pentastellati mettere in ombra, quanto a capacità di fare gli interessi di categoria e spacciarli per interessi della collettività, anche i più scaltri fra i parlamentari della Prima Repubblica.
    Già me ne feci un’idea leggendo, su questo sito, la pagina https://andreacolletti.it/2013/07/16/mediatore-civile-se-manca-laccordo-nessun-compenso/: suonate le trombe, grande vittoria a 5 stelle per la collettività, ora i mediatori civili devono lavorare gratis –per legge!– e i cittadini non dovranno più pagare il servizio reso da quei professionisti…
    …giustamente sorvolando sul fatto che lo stesso emendamento ha reso obbligatorio farsi assistere da un avvocato in tutti gli incontri di mediazione. Cioè: il cittadino risparmia, magari, 100 euro grazie a un mediatore obbligato a lavorare gratis, con buona pace dell’art. 36 della Costituzione, però è obbligato a sborsarne 800 o 900 all’avvocato. Un vero capolavoro… e tutti vissero felici e coglionati.
    Qualcuno si è lamentato, ma –si sa– siamo in Italia e per parafrasare il vecchio Longanesi anche gli avvocati pentastellati tengono famiglia.
    E così ora mi compiaccio seguendo chi, intravisto un nuovo terreno di caccia, ha trovato un nuovo sistema per battere la crisi della professione forense anelando nuovi privilegi (e nuove voci di reddito) per i professionisti legali, con buona pace delle garanzie, dell’imparzialità e della terzietà che, del resto, il cittadino non sa nemmeno cosa siano e a cosa servano, perciò ne può fare tranquillamente a meno.
    E questi ufficiali giudiziari, infami trolls, giù a criticare. Non gli è bastato portare l’Italia alla rovina, dissanguando le casse dello stato con i loro stipendi principeschi e le loro trasferte miliardarie: ora addirittura sostengono che l’avvocato di parte non sarebbe imparziale!
    Come se un qualsiasi avvocato potesse agire in modo men che specchiato nell’esercizio della sua professione, rischiando –Colletti dixit– condanne penali, procedimenti disciplinari, onta e disonore!
    Va da sé che i circa 659.000 risultati restituiti da Google tramite la stringa “avvocato condannato” altro non sono che mere menzogne giornalistiche (che del resto, si sa, quei quattro scribacchini che lavorano ai giornali sono tutti al soldo del regime) e che comunque, se mai qualche avvocato fosse stato davvero condannato, si tratterebbe solo della vittima di un’infame persecuzione politica.
    Immolato proprio come quell’onestuomo di Previti!
    A questo punto, se posso permettermi, la mia sincera ammirazione per questi avvocati-deputati-cittadini mi spinge a impegnarmi fattivamente dando qualche suggerimento per future riforme:
    1) dare agli avvocati la possibilità di emettere, nelle cause di primo grado, delle “anticipazioni di sentenza” con valore di titolo esecutivo. Cioè: ove un avvocato –professionista di scienza e coscienza– ritenga di dover vincere una causa, possa lui stesso emettere un atto con valore di sentenza immediatamente esecutiva, sgravando il giudice dell’ingrato compito, e procedere subito all’esecuzione forzata. Naturalmente non vi sarebbe nessuna lesione dei diritti del cittadino, poiché chi si ritenesse ingiustamente condannato potrebbe sempre ricorrere contro questa anticipazione di sentenza, affrontare molti successivi gradi di giudizio e magari, alla fine, avere la soddisfazione –lui fortunato!– di veder revocare il pignoramento immobiliare che l’ha messo fuori di casa vent’anni prima.
    Il CNF, naturalmente, potrà stabilire un apposito tariffario degli onorari dovuti per l’anticipazione di sentenza, calcolati in percentuale sul valore della controversia.
    2) Come già ottenuto per la mediazione, si dovrebbe rendere obbligatoria l’assistenza legale per qualsiasi contratto fra cittadini. Così porremo finalmente fine alle tante truffe che affliggono i poveri italiani: accompagnato dal suo avvocato, mio padre ultranovantenne ogni mattina potrà andare a comprare il pane sereno, sicuro di essere tutelato contro il fornaio disonesto che gli arrotonda lo scontrino di due o tre centesimi ogni volta.
    L’avvocato, naturalmente, potrà applicare un tariffario stragiudiziale e farsi pagare quei sacrosanti cento o duecento euro l’ora, ma vuoi mettere il beneficio per i cittadini!
    3) Proporre una modifica costituzionale che consenta, ai disegni di legge e agli emendamenti proposti da un parlamentare avvocato, di essere promulgati ipso facto senza votazione in aula. Del resto, se gli avvocati sono dottori in legge, vorrà ben dire qualcosa, e cosa vuoi che ne sappiano i parlamentari non avvocati di leggi e regolamenti!
    4) Fermare la deriva del nostro Paese togliendo la cittadinanza italiana a tutti quelli che non fossero d’accordo con i primi tre punti. Ché andando avanti così, che diamine, finiremo per dare il diritto di voto anche a chi non è laureato in giurisprudenza!
    Con infinite cordialità.

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    • immagino che Lei, avendo un interesse patrimoniale nel mondo delle mediazioni (tassa indiretta pagata dai cittadini), abbia fatto questo commento in maniera del tutto disinteressata.
      Cordialità

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      • Avvocato Colletti, Lei mi insegna che è chi –come Lei– è deputato a rappresentare la collettività che deve astenersi dal porre alla base del suo operato il proprio interesse personale o di categoria, mentre qualsiasi cittadino ha il pieno diritto di esprimere le sue opinioni e tutelare il proprio interesse (a maggior ragione se costituzionalmente garantito, come il diritto alla giusta retribuzione o, venendo all’emendamento da Lei caldeggiato, il diritto di chi è parte in un procedimento giudiziario a essere garantito da un pubblico ufficiale terzo e imparziale).
        Se Lei non fosse stato in Parlamento ma nel direttivo dell’OUA (o in altre associazioni di categoria) avrei trovato poco da ridire, le Sue sarebbero state solo opinioni.
        Stante la Sua posizione, invece, Lei dovrebbe tenersi un po’ più lontano dagli interessi corporativi. E questi interessi corporativi, invece, appaiono in controluce dietro tutte le Sue parole, e preso dalla difesa di questi interessi Lei diventa anche poco coerente.
        Così il diritto alla giusta retribuzione del professionista è diritto inviolabile per l’avvocato, ma il mediatore deve lavorare gratis.
        La mediazione non va bene perché obbligatoria e –molto poco– onerosa (“tassa indiretta”, Lei la chiama) ma la difesa tecnica obbligatoria (onerosa al punto tale da impedire a centinaia di migliaia di cittadini italiani l’accesso alla giustizia) è sacrosanta, perché i soldini vanno in tasca alla Sua categoria professionale.
        Parla di “obbligazione di risultato e non di mezzi” per gli altri ma, naturalmente, vuole “obbligazione di mezzi e non di risultato” per sé e per i suoi colleghi.
        Se così non fosse, se volesse smentirmi, non ha che presentare un bel disegno di legge che preveda che gli avvocati difendano gratuitamente in giudizio i cittadini le cui famiglie hanno un livello di reddito sotto la media nazionale (dico gratuitamente come i mediatori, non pagati dallo stato come nel caso del patrocinio a carico dello Stato), oppure che preveda un’obbligazione di risultati anche per la sua categoria professionale.
        Stia sicuro che, in questo caso, sarò più che contento di cambiare la mia opinione e presentarLe le mie scuse in questo stesso blog.
        Da ultimo, come avvocato e come politico, La invito a incontrare anche qualche rappresentante dei mediatori e degli organismi di mediazione, dal momento che già dal fatto che Lei parli di “interessi patrimoniali” nella mediazione ben si comprende che di mediazione –e di chi ci opera– Lei non sappia assolutamente nulla.
        O magari, se ritiene troppo impegnativo incontrarci, queste cose se le faccia spiegare da uno dei tanti suoi colleghi avvocati che, per dare una mano agli altri e a questo nostro Paese, passano diversi pomeriggi al mese a lavorare, gratis o quasi, in un organismo di mediazione, solo perché ritengono di poter dare realmente una mano ai cittadini.
        Vedrà che scoprire questo mondo nuovo sarà per Lei davvero interessante.
        Con i miei più cordiali auguri di buon lavoro

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      • In verità già ho incontrato spesso associazioni e società di mediazione.
        Lei, quindi, da quanto mi dice non ha interessi patrimoniali nella mediazione, ergo già lavora gratis. Allora ciò non sarà per lei un problema.
        Cordialità.

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      • Giusto, per le migliaia di avvocati e di altri professionisti che studiano, si aggiornano e si impegnano quotidianamente come mediatori, farlo praticamente gratis –o, ancora più spesso, mettendoci soldi di tasca propria– non è mai stato un problema, e lo stesso vale per me.
        Siamo certamente un po’ sognatori, sogniamo un’Italia diversa da com’è e potremmo addirittura arrivare a sognare che, un giorno, anche i tanti avvocati-politici che siedono in Parlamento siano animati dallo stesso spirito.
        Quegli stessi avvocati-politici che oggi ritengono giusto che il mediatore lavori gratis, ma si guardano bene dal ritenere giusto che anche l’assistenza delle parti in mediazione debba essere prestata a titolo gratuito se non c’è l’accordo, o magari che il compenso dell’avvocato che assiste in mediazione debba essere parificato al compenso del mediatore.
        Questo rende ben chiara la differenza che corre fra sedere in Parlamento per difendere interessi corporativi e sedervi per rappresentare i cittadini: e questa differenza si nota altrettanto bene nel tentativo di sottrarre garanzie ai cittadini assegnando alla Sua categoria professionale alcune delicatissime funzioni oggi svolte da un pubblico ufficiale terzo e imparziale, che ben potrebbero essere svolte, semmai, da un libero professionista terzo e imparziale, ma non certo da un avvocato di parte.
        Ma a Lei l’Ufficiale Giudiziario “alla francese” –libero professionista con funzioni pubbliche come i nostri notai– non sta bene, perché perderebbe “terzietà”.
        Assegnare queste funzioni all’avvocato di parte, invece, a quanto pare Le sta benissimo.
        Intendiamoci, comprendo bene che Lei, da avvocato e da politico, debba giocoforza muoversi dentro meccanismi più grandi di Lei, di me e di tutti gli Ufficiali Giudiziari messi insieme.
        Lo so bene perché troppe volte parlando con rappresentanti nazionali dell’OUA, o anche del CNF, nemmeno troppo fra le righe mi son sentito dire “capisco la vostra posizione e la ritengo anche giusta, ma la linea politica nazionale è un’altra”.
        Solo, da chi siede in Parlamento sotto un determinato simbolo ed è sempre pronto a slogan tipo “la mia banca è differente”, magari ci si aspetterebbe, veramente, qualcosa di diverso.
        Non mi risulta che Lei abbia mai incontrato una delle tre associazioni di organismi di mediazione (se mi sbaglio me lo dica pure, e magari a questo punto incontri anche le altre), forse avrà incontrato qualche singolo organismo: al di là di questo, comunque, il punto non è se i mediatori guadagnino o meno, o se gli Ufficiali Giudiziari abbiano più o meno trasferte.
        Il punto è che è necessario che chi, come Lei, ha un sia pur limitato potere legislativo, comprenda che è giunto il momento di fare delle scelte che possano portare a effettivi vantaggi per i cittadini, e non solo per questa o quella categoria professionale, o clientela, o gruppo di pressione: il tempo per il nostro Paese sta scadendo.
        Quale cittadino potrebbe mai sentirsi tutelato se dovesse subire un pignoramento immobiliare direttamente dall’avvocato di controparte?
        Quanti atti redatti da avvocati vengono quotidianamente presentati agli sportelli UNEP viziati da errori, inesattezze e mancanze tali da impedirne l’esecuzione?
        Quale avvocato, cancelliere, pubblico ministero o giudice potrebbe mai dire che il sempre maggiore ricorso alle notifiche a mezzo posta sia dettato da criteri di efficienza (e non, piuttosto, dalla situazione di grave indebitamento dell’amministrazione giudiziaria nei confronti di Poste Italiane S.p.A.)?
        E soprattutto come potrebbe, un avvocato di parte, tutelare allo stesso modo gli interessi della controparte del proprio cliente?
        Caro avvocato, io La provoco –anche duramente– per stimolarLa e, per quel che posso, per farLa riflettere (in questo sono un po’ “grillino” anch’io). E continuerò a farlo, essendo fra quelli che realmente pensano che l’attività dei parlamentari debba essere “aperta come una scatoletta di tonno”.
        Ascolti ciò che Le dicono gli Ufficiali Giudiziari, che non parlano solo per i propri interessi economici (per quanto abbiano il pieno diritto di farlo, così come i politici avrebbero il dovere di ascoltare le loro istanze e i loro rappresentanti) ma pongono, sempre, rilevantissime questioni di interesse generale.
        Si ricordi, a titolo d’esempio, che quando sono state introdotte le notifiche dei “biglietti di cancelleria” agli studi legali a mezzo p.e.c., non ci sono state proteste: gli Ufficiali Giudiziari hanno perso una parte di retribuzione, ma si sono anche resi conto che questo sacrificio favoriva una maggior efficienza del sistema.
        E quanto a me –come cittadino– da Lei mi aspetto risposte chiare a ogni mia domanda, compresa quella che è alla base di tutte le altre: quale sarebbe la differenza fra Lei e gli avvocati-politici del PD, di FI, della Lega e di tutte le altre forze politiche, se poi parlando di riforma del sistema-giustizia italiano la vostra azione va sempre nella stessa direzione (più funzioni e soldi per gli avvocati, meno funzioni e soldi per tutti gli altri, nessun miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario)?
        Istanze assolutamente lecite per le associazioni di categoria, ma non per chi dovrebbe operare per diversi e ben più alti scopi.
        Cordiali saluti.

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  14. Sig, Colletti,
    piuttosto che accanirsi contro un’intera categoria perchè non chiede un incontro con alcuni rappresentanti della stessa per farsi spiegare come realmente viene svolta l’attività degli ufficiali giudiziari con tutte le difficoltà e pericoli che ne derivano e confrontarsi per qualcosa di costruttivo e non distruttivo?
    Tale incontro potrebbe essere proficuo sia per la Vs. esperienza politica-professionale che per la ns. categoria.
    Cordiali saluti.

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  15. cittadino Coletti vedo solo tanta presunzione. Come si fa a pensare di saperne di più di chi lavora da 20 o 30 anni solo per aver fatto qualche giretto in cancelleria? Sicuro che non si può tener conto del parere dei diretti interessati. E’ la solita arroganza del potere… e pensare che siete solo all’opposizione!! Cavolo che vi voto da sempre ma siete tutti uguali. Chiedete pure a chi lavora tutti i giorni, qualcosa di buono per tutti può venire fuori, se pensate che di sapere tutto buon per voi. ps -1 voto.

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    • Buongiorno Sig. Gino, solitamente sono propenso ad ascoltare tutti. Tanto è vero che questa è una proposta che non è stata fatta nei primi mesi ma passati due anni di legislatura. Cordialità.

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  16. On.le Coletti, secondo lei è impensabile che un avvocato si metta a pignorare sensa un titolo?
    Purtoppo la mia esperienza è ben diversa e tocco con mano quanto sia essenziale che accanto ad un giudice terzo e super partes sugli scranni dei tribunali ci sia un “giudice che cammina” in mezzo alle persone spesso in feroce lotta fra di loro. Le potrei raccontare di pignoramenti immobiliari da me ridotti nell’importo in quanto l’avv. del creditore aveva inserito tra i “titoli” precettati anche le somme a suo dire pagate per la precedente fase del giudizio poi ribaltata in appello, per non parlare di tutte le innumerevoli volte in cui il procuratore del creditore “arrotondava” la somma da bloccare con il pignoramento presso terzi a (ben) oltre il precettato più il 50%.
    Ma le voglio raccontare di un caso accadutomi di recente dove un comune siciliano mi ha fornito di ordinanza ingiunzione contro un ambulante notificata per posta …. le cartoline c’erano, ma era assolutamente mancante la relata di notifica! In pratica in quel comune hanno spedito il tutto imbustandolo senza alcun elemento che faccia pensare ad una relata di notifica. Per scrupolo istituzionale ho comunicato la problematica ma per tutta risposta l’ente pubblico mi ha intimato di eseguire perché (secondo loro, tutto era in regola).
    Siccome mi onoro di essere un Ufficiale giudiziario e non il tirapiedi di chicchessia per tutta risposta ho inviato il mio rifiuto ai sensi dell’art. 108 Ord.Uff.giud. ….. e questo era un ente pubblico ….. si figuri quanti scrupoli hanno le parti private! La frase standard è “lei esegua, casomai fanno opposizione”!
    E nel frattempo alla gente la dovrei buttare fuori di casa, bloccargli i soldi in banca, togliergli la macchina ecc. ecc.?
    Conosco la correttezza e la professionalità dei colleghi liberi professionisti di 24 su 28 paesi UE dove vige tale sistema e le garantisco (se non ci creda tocchi lei con mano) che per noi libera professione non vuol dire mutare controlli civili, penali e disciplinari, ma solo il tipo del rapporto di lavoro.
    Dispiace vedere tanti preconcetti nei nostri confronti proprio da una parte che dovrebbe vedere il mondo con occhi diversi. Distinti saluti, dott. Orazio MELITA, Ufficiale giudiziario U.N.E.P. Caltagirone, Coordinatore della Scuola Nazionale di Procedura A.U.G.E.

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    • Potrebbe ben pignorare senza un titolo ma, ovviamente, rischierebbe grosso. Da un punto di vista penale (aver autenticato un falso titolo) e da un punto di vista professionale (condanna alle spese per l’opposizione)

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  17. LETTERA APERTA

    Egregio cittadino Colletti,

    già cittadino o preferisce che la chiami Avvocato o Onorevole? Dico questo perché ho notato che spesso chi riesce a sedersi su una poltroncina in quel bel palazzo romano perde ogni identità o meglio riesce sempre a nascondere la parte oscura di chi e cosa vuol rappresentare. Pertanto La invito a meditare bene su ciò che le scrivo di seguito.

    Ho letto l’emendamento che Lei ha proposto in commissione giustizia e non mi meraviglio più di tanto anche perché nel corso degli anni tanti avvocati come Lei, in quel parlamento hanno osato anche di peggio. Quello che invece mi ha disturbato tanto sono state le risposte che ha dato ai miei colleghi che le hanno scritto sul suo blog.

    Chi le scrive onorevole non è solo un ufficiale giudiziario o un presidente di un’associazione – che non è un sindacato – ma un delegato per l’Italia nelle più importanti organizzazioni internazionali che si occupano proprio di processo esecutivo e non solo. La nostra Associazione ha ricevuto riconoscimenti anche dal’Unione Europea e non sono mancate occasioni in cui siamo stati interpellati per esprimere le nostre proposte per migliorare questo delicato servizio a livello europeo.

    Abbiamo più volte rappresentato al ministero della Giustizia, le nostre proposte ma, a parte qualche piccola modifica condivisa, il resto è naufragato perché in commissione giustizia si è sempre messo in mostra il “furbetto di turno”, indipendentemente dal colore del suo vestito, il quale a discapito di cosa serviva realmente al Paese, ha fatto passare quel che riteneva utile per la propria categoria.

    Questa è la realtà, purtroppo, italiana, dove le riforme spezzatino vanno di moda, e non si tiene conto che il nostro paese, tra i più industrializzati al mondo, avrebbe bisogno di una vera ed organica riforma del processo esecutivo nell’interesse non solo del cittadino, ma anche per gli Avvocati con la A maiuscola.

    Detto questo, l’emendamento che Lei ha proposto è un insulto sia alla costituzione, che all’ordinamento italiano, alla democrazia, all’armonizzazione delle procedure europee: una specie di giustizia del fai da te che definirei da terzo mondo.

    Ho notato che Lei è molto ben disposto verso poste italiane a tal punto dal voler imporre a tutti i costi la notifica a mezzo posta in sostituzione di quella fatta personalmente dall’Ufficiale Giudiziario.

    Si rende conto di cosa significa tutto questo. No, che non se ne rende conto!

    A parte il fatto che esiste già una legge che prevede la richiesta scritta per la notifica a mani fuori comune, ma imporla anche per le notifica all’interno del comune sede dell’ufficio e per giunta renderla obbligatoria, oltre che onerosa per il cittadino e gonfiare il portafoglio di poste, significa che Lei non ha le idee chiare sugli effetti devastanti che può avere nel cittadino una notificazione a mezzo posta di particolari atti.

    Le faccio presente che la funzione propria della notificazione é quella di portare un atto a conoscenza del destinatario, al fine di consentire l’instaurazione del contraddittorio e l’effettivo esercizio del diritto di difesa. Ed è su questa parola “CONOSCENZA”, che si dovrebbe concentrare la classe politica prima di alzare il dito contro chi per anni ha notificato a mani atti penali al costo inferiore ad un euro.

    Avvocato, cittadino, onorevole, ha idea di cosa vuol dire una notifica per compiuta giacenza – vietata da quasi tutti i paesi. Le faccio solo un esempio che mi è capitato poco tempo fa.

    Notifica di un pignoramento presso terzi di uno stipendio, notificato al datore di lavoro a mezzo posta per compiuta giacenza e per varie ragioni non ritirato. Il debitore doveva pagare oltre 10.000 euro. Il terzo non si è presentato ed è stato costretto a pagare come debitore nonostante il principale debitore si era licenziato dopo pochi mesi.

    La dinamica sui motivi della mancata comparizione o opposizione troppo lunga da spiegare, ma ci tengo a precisare che se fosse stato notificato l’atto a mani, per le informazioni che il terzo avrebbe ricevuto dall’Ufficiale Giudiziario, questo non sarebbe successo.

    Un altro esempio? Anzi no. Le dico solo che quando un atto viene notificato per compiuta giacenza per un destinatario che per vari motivi non ritira l’atto nonostante non sia irreperibile, ma solo assente, ad esempio per ferie, ricovero per malattia, trasferimento temporaneo, possa trovarsi in situazioni gravi e paradossali, quali la vendita della propria casa o l’apertura forzata della porta della propria abitazione, o peggio ancora, condannato in un processo, senza aver avuto effettiva e reale conoscenza dell’atto per far valere le proprie ragioni.

    Non le sto a spiegare il vantaggio che comporta questo tipo di notifica per gli avvocati, creditori, che riescono a fa valere le proprie ragioni anche quando hanno torto: mi chiedo se questa è la giustizia che desidera?

    Per quanto riguarda poi la sua proposta di fa procedere direttamente agli avvocati il pignoramento presso terzi, immobiliare o di autoveicoli sono convinto che non avrà un seguito per una infinità di motivi ma, è veramente grave e intollerabile la faccia tosta di provarci.

    Ha capito avvocato di cosa parliamo? Il suo è un tentativo di eliminare una figura storica come quella delle prostitute di strada, si perché lei non sa che l’Ufficiale Giudiziario è un pubblico ufficiale di strada che opera in costante pericolo, senza scorta e tanti sono i nostri colleghi caduti nel compiere il proprio lavoro, lavoro che lei disprezza per un avviso di ricevimento pervenuto nelle sue mani in ritardo.

    Concludo per dirle che non ho rancori nei suoi confronti, anzi sono disponibile a darle un appuntamento per dei chiarimenti, come ho già fatto per numerosi suoi colleghi “Avvocati” nei nostri convegni, su quali sono le reali esigenze del cittadino, degli avvocati per ottenere un processo esecutivo efficiente ed efficace.

    Politicamente, mi permetta di darle un consiglio: Chieda scusa, perché dopo questa sparata molti cittadini volteranno le spalle a voi grillini e non mi riferisco solo agli Ufficiali Giudiziari, ma anche a tantissimi suoi colleghi Avvocati che hanno ben capito la differenza tra efficienza e deficienza di un servizio pubblico.

    Arcangelo D’Aurora

    Presidente AUGE

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  18. Aggiungo, inoltre, che il paragone con il notaio non regge.
    Il notaio non svolge attività istituzionalmente rivolte a favore di una parte e contro l’altra. Ogni attività notarile postula il CONSENSO di TUTTE le parti.
    Viceversa le attività dell’ufficiale giudiziario sono istituzionalmente rivolte a favore del creditore e contro il debitore,e si svolgono CONTRO la volontà del debitore.
    E’ per questo che non solo la privatizzazione, ma anche il semplice compenso a percentuale, fa venir meno la terzietà.

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  19. L’introduzione del compenso a percentuale per l’ufficiale giudiziario ha fatto cadere la sua imparzialità.
    Ricordo che la legge forense vieta agli avvocati (che sono “di parte”) il c.d. “patto di quota lite”, attraverso il quale l’avvocato commisura il suo compenso sulla base di quello che il suo cliente ottiene.
    La Cassazione ha sempre detto che tale divieto è finalizzato a garantire l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocato, dunque non si capisce come per l’avvocato (che è “di parte”) tale tipologia di compenso debba essere vietato mentre l’ufficiale giudiziario addirittura rimarrebbe “imparziale”.
    E’ chiaro che, con tale novità legislativa, l’ufficiale giudiziario non può più dirsi imparziale.

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  20. Cittadino Coletti.
    Le cito un caso. Viareggio, la mia città. Un avvocato ha fatto una sentenza e l’ha spacciata per vera ai suoi clienti. Ovviamente l’avvocato non è più avvocato, ha rischiato la galera a dir poco. Ovviamente questo è un caso limite, ma tanti altri ci sono, meno eclatanti, ma ci sono. Come del resto ci sono le mele marce tra gli ufficiali giudiziari.
    Ora ho alla mia sinistra, sulla scrivania un’istanza di p.to mobiliare. Una nota società che produce e commercializza gelati, a mezzo del suo legale Avv. Caio, mi chiede di pignorare i beni mobili del debitore. Altresì, mi si chiede che detta attività venga svolta con urgenza, stante la vicina perenzione del precetto. Analizzando il titolo, tutto regolare, analizzando il precetto, un po’ meno. Mmm, la notifica è stata effettuata dal collega ai sensi dell’art. 140 c.p.c, vediamo la cartolina… Avrà fatto la giacenza o l’avrò ritirata il debitore? No, in effetti sembra che il portalettere sulla cartolina verde abbia barrato la casella irreperibile… Mmmm no, questo precetto non è notificato. Ah, per leggere la cartolina ho dovuto “smontare” l’atto. Vuoi vedere che… no, saràa solo una coincidenza.
    In ogni caso, tornando alla perdita di terzietà dell’ufficiale giudiziario libero professionista, lei sopra mi risponde: “Il libero professionista perde terzietà perchè uno dei fini è il profitto generato dalla propria attività.”
    Mi perdoni, ma quanto da lei asserito prova troppo. Vorrebbe quindi dire che i professionisti delegati alla vendita immobiliare, quale che sia la loro estrazione professionale perdono di terzietà? E i curatori fallimentari?? Hanno terzietà oppure non ne hanno. I Notai, Invece?
    Su siamo seri, lei potrà essere liberamente in disaccordo, ma non credo che un ufficiale giudiziario muterebbe atteggiamento se libero professionista. Non pignoro un divano mangiato dal cane oggi e non lo farei da libero professionista.
    Non la voglio tediare oltre.
    Saluti
    Alberto Romani

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  21. Spett. Deputato Colletti
    Rivesto da circa 30 anni la qualifica di Ufficiale Giudiziario.
    Ho di recente partecipato come relatore ad un evento riguardante le esecuzioni ed ho esordito dicendo:
    ”Io Ufficiale Giudiziario: alle spalle una normativa che non mi supporta, di fronte a gente che non mi sopporta.”
    Le manifesto la mia sorpresa per l’emendamento che porta tra l’altro la Sua firma, non tanto per discutere della legittima attività parlamentare , quanto per le argomentazioni e le motivazioni che mi pare traspaiano dal progetto e che non vorrei, da estimatore della Vostra iniziativa politica, da sempre nemica dichiarata delle lobbies, essere proprio espressione di qualche corposo interesse, numericamente ed elettoralmente più consistente di uno sparuto drappello di ufficiali giudiziari.
    Vede, non mi interessa e non mi allarmo per il pericolo che col venir meno dei pignoramenti presso terzi si riduca il nostro margine di lucro perché quello è da un po’ che se n’è andato, anzi sostanzialmente non v’è mai stato, visto che si tratta di rimborso per l’uso del mezzo proprio e visto che molti presso terzi si devono ormai fare a mezzo posta.
    Pensi che sono talmente indifferente a tale profilo che per far fronte alle diminuite aspettative delle professioni legali – che mi sembra in realtà il principale intendimento della sua proposta- arrivo a dirle: perché non reclamate anche gli sfratti e i pignoramenti mobiliari in casa del debitore? Crede che bloccare un conto con una semplice notifica sia meno invasivo che entrare in casa delle persone?
    Non starò a spiegarle che gli ufficiali giudiziari sono tutti bravi e belli, né le rappresenterò pietosamente le nostre difficoltà operative. Ma per il suo Movimento, che rispetto e apprezzo perché dice di voler stare dalla parte della gente comune, le proporrei maggiore attenzione per questa categoria al di fuori dei luoghi comuni. La invito pertanto , mio ospite per un intero giorno, a seguirmi nei miei spostamenti – col mio mezzo benchè malandato –ne cambio uno (usato, perché non posso scaricare nemmeno l’IVA) ogni quattro anni perché lo utilizzo intensivamente per l’amministrazione della Giustizia. La porterò a sfrattare qualche famiglia di disperati avendo al fianco un proprietario esasperato; Le mostrerò quanto sono diventato bravo a districarmi tra una normativa lacunosa e un disagio sociale avvilente, costretto come tutti i miei colleghi ad inventarmi un ruolo di “attenuatore dei contrasti” che non mi compete, interponendomi come un feltrino tra frustrazioni di opposta natura; la farò entrare in qualche caseggiato popolare a tentare di recuperare crediti per aspirapolveri e robottini normalmente venduti a rate a gente cui non farebbe credito nemmeno il figlio pazzo di un usuraio ubriaco. Le farò avere veramente il contatto con la gente, semprechè non ci capiti che l’esasperazione porti la gente a “contattare” noi, nel senso fisico del termine. Può succedere.
    Ovviamente se ce ne sarà il tempo si potrà fermare a colazione con me, so che non siete inclini alle linguine con scampi della Bouvette della Camera, per cui si accontenterà di un panino al prosciutto. Anzi porti anche i colleghi firmatari dell’emendamento, sempre ospiti miei. In tal caso il panino sarà con la mortadella.
    Nell’occasione potremo discutere anche di qualche proposta che,mi creda, stando nel settore da qualche anno, potrà essere sicuramente più sensata e meno populista di qualche progetto che anche dal suo Movimento vedo avanzare di continuo. Parlo ad esempio dell’impignorabilità della prima casa.
    Chi come noi si trova a eseguire rilasci di abitazioni spesso andate in aggiudicazione a soggetti professionalmente dotati di mezzi e molte volte, come dire , di “argomenti convincenti” , conosce le tragedie che spesso vi stanno dietro e che solo quando diventano drammatiche interessano la cronaca e se fa comodo la politica. Ma i pignoramenti di immobili non li richiedono solo le banche avide e speculatori senza scrupoli. Pensi a un piccolo artigiano, ad un piccolo imprenditore ,esponente di quella piccola e media impresa cui il suo Movimento ha dato attenzione apprezzabile (es.microcredito) che ha come unica possibilità di recupero presso un cliente disonesto quella del pignoramento della casa, benchè unica. Come lo spiega all’artigiano che secondo le vostre proposte manco quest’attività gli sarebbe più consentita?
    Qualche idea per garantire effettività del recupero del credito contemperandola con le legittime aspettative di non vedersi sfumare a basso costo l’immobile spesso costato sudore e sacrifici ce l’avrebbe anche la nostra categoria,pensi un po’!
    In qualche sua risposta ho letto che la nostra sarebbe una categoria fortemente sindacalizzata che fa ostruzionismo per ragioni di cassetta. Mi potrebbe dare il riferimento di tale potente sindacato, perché in circa 30 anni non mi sono accorto di tale forza prodigiosa. Anzi, diciamo che il potere contrattuale ci sarebbe anche. Basterebbe fermarsi una settimana, far saltare udienze, scadere precetti,non eseguire pignoramenti e sequestri, per far in modo che politici,Ministero,Giudici,avvocati, si accorgessero di quanto siano indispensabili questi avidi ed inetti ufficiali giudiziari. Peccato che la nostra sia l’unica categoria che se si ferma due giorni, per sciopero ( o ancora più raramente, per malattia) non danneggia l’utenza, ma solo se stessa. Infatti sarebbe costretta a recuperare il lavoro non svolto faticando tre volte di più, dato che essendo senza orario di lavoro e rispondendo in proprio delle inadempienze, una sosta sulla tabella di marcia le si ritorce contro.
    Tanto altro ci sarebbe da dire, ma ho un atto che mi scade e la devo lasciare.
    Abbia la mia cordialità.
    Il Funzionario Unep dr. Luigi Gesuele

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    • c’è qualcosa nel suo ragionamento che non comprendo: afferma che è indifferente al fatto di permettere i pignoramenti presso terzi a norma della legge sulle notifiche in proprio. Allora quale norma contesta? Cordialmente.

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      • Non è difficile comprendere ciò che ha scritto il collega Gesuele, che non è quello che Lei ha capito a prima disattenta lettura. Sono certa che, leggendo con un minimo di attenzione, potrà capirne il significato anche Lei.

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  22. Grazie collega.Mi risparmi la risposta. “Ti ho parlato,mostrandotele,della luna e delle stelle.Tutto ciò che hai visto è stata la punta del mio dito” (proverbio africano)

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  23. “in claris non fit interpretatio!” Grazie al collega dott. Luigi Gesuele che con intelligente sarcasmo e onesta’ intellettuale ha colto nel segno i profili di debolezza di una frettolosa proposta riformatrice, piena di ombre e lati oscuri, che neanche 5 stelle riescono ad illuminare! Grazie al Presidente (AUGE) Arcangelo D’Aurora per il suo sempre valido e attento contributo nell’interesse della categoria.

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  24. Spett/le cittadino Colletti
    ci tengo a segnalareLe (ma più che a Lei mi rivolgo ai vertici del M5*) che nella malaugurata ipotesi che la sua proposta di legge, che ovviamente anch’io non condivido, dovesse essere approvata, continuerò a riporre fiducia nel Movimento 5 Stelle che considero l’unica forza politica in grado di portare avanti iniziative utili per rendere migliore questo Paese.
    In una famiglia, per seria e onesta che possa essere, una pecora nera ci può sempre stare ma questo non significa che la famiglia intera debba pagare le conseguenze negative causate da comportamenti sconsiderati dell’unica pecora nera.
    Cordialmente
    Funzionario Unep Francesco Forino

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    • ehm, la proposta di legge non è mia, bensì del Governo. Sarebbe quindi interessante, visto che non lo dice quasi nessuno, quali sarebbero i punti che non le piacciono. Cordialità.

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      • …la proposta di elegge non è mia bensì del governo.
        Certamente, ma una delle firme sotto gli emendamenti chi l’ha apposta? Che cos’è un tentativo di disconoscimento di paternità?
        Per quanto riguarda i punti delle proposte presentate che non mi piacciono, ritengo che le motivazioni fin qui fornite dai colleghi siano già abbastanza esaustive per cui ritengo inutile enunciarne altre.
        Tanto chi non vuol capire…

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      • la cosa interessante che parla di emendamenti che hanno cambiato la proposta di legge senza nemmeno indicarne il contenuto. Immagino perchè non lo conosca. Spero che faccia il Suo lavoro da ufficiale giudiziario in modo diverso da quello di commentatore. Cordialità

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  25. Egregio Onorevole “Avvocato”, scrivo a lei ed ai suoi colleghi (Bonafede Alfonso, Ferraresi Vittorio, Agostinelli Donatella, Businarolo Francesca, Sarti Giulia) in merito ad alcuni degli emendamenti da voi presentati al disegno di legge 2953 del Ministro della Giustizia Orlando. Premetto di essere un funzionario UNEP e di essere un simpatizzante del Movimento Cinque Stelle.
    La mia simpatia per il suo movimento nasce dal fatto che ho sempre pensato che l’ITALIA avesse bisogno di uomini nuovi, portatori di valori di giustizia sociale, di attenzione alle esigenze del PAESE e non delle singole categorie, soprattutto di quelle che in parlamento hanno avuto sempre, e ribadisco, sempre, un’ampia rappresentanza; quelle lobbies che sono responsabili della paralisi del paese, pronte a bloccare qualsiasi iniziativa che possa compromettere i propri interessi.
    Ma veniamo al dunque.
    Alcune recenti leggi (L. 10 novembre 2014, n. 162 e L. 6 agosto 2015, n. 132 di conversione dei succitati Decreti Legge) hanno attribuito agli UNEP (Uffici Notificazioni Esecuzioni e Protesti – in poche parole gli uffici composti dai funzionari Unep che si occupano delle esecuzioni e degli ufficiali giudiziari che si occupano delle notificazione e, in alcuni uffici, anche delle esecuzioni) la possibilità di svolgere le indagini sui patrimoni dei debitori (non ancora possibili perché il Ministero non ha ancora adottato i decreti attuativi – campa cavallo ..) e, successivamente, di procedere alle esecuzioni oltre che con i pignoramenti mobiliari anche redigendo e notificando pignoramenti presso terzi o pignoramenti di autoveicoli, attività per la quale viene loro riconosciuto un compenso proporzionale a quanto recuperato.
    Abbiamo atteso oltre un anno i decreti attuativi che avrebbero reso concreta quella possibilità ma .. invano. Invece, salta fuori dalle file dell’opposizione questa iniziativa con la quale si vorrebbe che gli Ordini degli avvocati eseguano le indagini patrimoniali e gli avvocati redigano e notifichino i pignoramenti oltre che imporre le notificazioni a mezzo posta anche all’interno del territorio comunale.
    Ma visto che l’iniziativa proviene dalle file del Movimento Cinque Stelle, ahimè!, vediamo quali interessi protegge, se quelli delle parti processuali, debitore e creditore o, come penso io, quelli degli AVVOCATI
    Spesso gli avvocati premono per ottenere esecuzioni (pignoramenti, sfratti ecc.) anche quando non vi sono i presupposti di legge. Appartiene alla nostra esperienza quotidiana il rifiuto motivato di richieste di attività non dovute, perché il precetto è scaduto, perché il titolo non è idoneo, perché manca la legittimazione attiva o passiva ecc. Cioè il funzionario, organo terzo nel processo esecutivo, equidistante dalle parti, obiettivamente valuta la legittimità dell’istanza di esecuzione e, se nulla osta, procede. Lei crede che anche l’avvocato di parte procedente, cioè del creditore possa dare le stesse garanzie di imparzialità? Ma lei potrebbe obbiettare che c’è sempre un giudice che potrebbe essere adito. Vero, ma è anche vero che molto spesso, e noi che lavoriamo in prima linea, cioè a diretto contatto con le situazioni “difficili”, sappiamo bene che tante volte le persone rinunciano a chiedere giustizia per il timore di affrontare altre spese. In situazioni di incertezza, a farne le spese, come al solito, sarebbero i più deboli, quelli che non si sanno o che non possono difendersi.
    Parliamo adesso della economicità di una esecuzione affidata all’UNEP anziché agli avvocati.
    Come sa adesso non ci sono le tariffe professionali che sono state abrogate e sostituite, in mancanza di accordi tra avvocato e cliente (cosa che mi risulta venga fatto raramente e, in quei pochi casi, solo da persone con le spalle larghe, economicamente e culturalmente – anche lì la lobby ha lavorato bene nel far togliere l’obbligo del preventivo scritto), da parametri che, comunque, sono quelli a cui fa riferimento il giudice dell’esecuzione quando liquida le spese e cioè il Dm 55 del 10/03/2014 che nella tabella allegata, per le procedure esecutive presso terzi, per consegna e rilascio, in forma specifica stabilisce i seguenti compensi (fase introduttiva, fase di trattazione e conclusiva)
    1 fascia ) – per esec del valore da € 1 a € 1100 compenso di € 330
    2 fascia ) – per esec del val da € 1100,01 a € 5200 compenso di € 855
    3 fascia ) – per esec del val da € 5200 ,01 a € 26000 compenso di € 1336
    4 fascia ) – per esec del val da € 26000,01 a € 52000 compenso di € 2115
    5 fascia ) – per esec del val da € 52000,01a € 260000 compenso di € 2935
    6 fascia ) – per esec del val da € 260000,01a € 520000compenso di € 3940

    Facendo un semplice calcolo, e tenendo ben presente che gli importi dei compensi, a differenza di quelli previsti per l’UNEP, non sono proporzionali, ma per fascia (cioè se il credito per cui si procede è di € 500 all’avvocato spettano ugualmente 330 € e non la metà), detti compensi in percentuale rispetto all’importo più alto dello scaglione corrispondono al :
    30 % per la prima fascia
    16.44 % per la seconda fascia
    5.14 % per la terza fascia
    4.07 % per la quarta fascia
    1.13 % per la quinta fascia
    0.76 % per la sesta fascia

    Se, invece, teniamo conto della disciplina dei compensi dell’UNEP, che riporto di seguito e che, le ricordo, vanno all’ufficio per la metà circa e solo per l’altra metà a chi ha eseguito l’indagine e/o il pignoramento, oltre al fatto che spettano solo a specifiche condizioni (semplificando, solo quando il pignoramento è satisfattivo per il creditore), mentre all’avvocato spettano sempre i n o g n i c a s o ,

    [(art. 122 c. 2 lett. B e seg. dell’Ordinamento Ufficiali Giudiziari:
    b) in una percentuale del 6 per cento sul ricavato della vendita o sul valore di assegnazione dei beni e dei crediti pignorati ai sensi degli articoli 492-bis del codice di procedura civile fino ad euro 10.000,00, in una percentuale del 4 per cento sul ricavato della vendita o sul valore di assegnazione dei beni e dei crediti pignorati da euro 10.001,00 fino ad euro 25.000,00 ed in una percentuale del 3 per cento sull’importo superiore. (20)
    In caso di conversione del pignoramento ai sensi dell’articolo 495 del codice di procedura civile, il compenso e’ determinato secondo le percentuali di cui alla lettera a) ridotte della meta’, sul valore dei beni o dei crediti pignorati o, se maggiore, sull’importo della somma versata. (20)
    ((In caso di estinzione del processo esecutivo il compenso e’ posto a carico del creditore procedente ed e’ liquidato dal giudice dell’esecuzione nella medesima misura di cui al terzo comma, calcolata sul valore dei beni o dei crediti pignorati o, se minore, sul valore del credito per cui si procede. In caso di chiusura anticipata del processo a norma dell’articolo 164-bis delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile o a norma dell’articolo 532, secondo comma, terzo periodo, del codice di procedura civile, il compenso previsto dal secondo comma non e’ dovuto. La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche nel caso di inefficacia del pignoramento a norma dell’articolo 164-ter o dell’articolo 159-ter delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile. Negli altri casi di chiusura anticipata del processo esecutivo si applica la disposizione di cui al primo periodo. Il giudice provvede con decreto che costituisce titolo esecutivo.))
    In ogni caso il compenso dell’ufficiale giudiziario calcolato ai sensi dei commi secondo, terzo e quarto non puo’ essere superiore ad un importo pari al 5 per cento del valore del credito per cui si procede ((e comunque non puo’ eccedere l’importo di euro 3.000,00)). (20) ………….]

    Ebbene, tenendo conto di ciò, e cioè:
    6 per cento fino ad euro 10.000,00
    4 per cento fino ad euro 25.000,00
    3 per cento sull’importo superiore
    E che il compenso comunque non puo’ eccedere l’importo di euro 3.000,00

    e rapportando i compensi previsti per gli UNEP al valore massimo dello scaglione di riferimento per i compensi degli avvocati, otteniamo le seguenti percentuali:

    1 fascia ) – per esec del val. di € 1.100 compenso di € 66 (6%)
    2 fascia ) – per esec del valore di € 5.200 compenso di € 312 (6%)
    3 fascia ) – per esec del valore di € 26.000 compenso di € 1230 (600+600+30) (6%+4%+3%)
    4 fascia ) – per esec del valore di € 52.000 compenso di € 2010 (600+600+810) (6%+4%+3%)
    5 fascia ) – per esec del valore di € 260.000 compenso di € 3000 (tetto max)
    6 fascia ) – per esec del valore di € 520000 compenso di € 3000 (tetto max)
    Ribadendo, perché è importante, che mentre il compenso dell’UNEP è proporzionale a quanto recuperato dall’esecuzione, quello degli avvocato prescinde da quello ma è calcolato per scaglione (cioè se il credito per cui si procede è di € 500, all’avvocato spettano ugualmente € 330,00 e non la metà; in questo modo la percentuale del compenso sul credito recuperato sale al 60% mentre secondo i compensi previsti per l’UNEP a questi spetterà solo € 30,00 cioè sempre e solo il 6%.

    Concludendo. Se quanto suesposto corrisponde al vero, e attendo smentite, la proposta sua e dei suoi colleghi non mi sembra andare nella direzione degli interessi della collettività, visto che va a discapito del comune creditore e debitore, ma, piuttosto, mi sembra espressione di interessi corporativi, quelli degli avvocati che, ancora una volta, utilizzano i propri rappresentanti per portare acqua al proprio mulino, seppure questa volta sotto la bandiera dei Cinque Stelle, e me ne rammarico.

    Ma gliela faccio io una proposta che veramente andrebbe nella direzione degli interessi della collettività. Premesso che nei nostri uffici non manca un livello professionale adeguato, basti considerare che dal 1992 per partecipare al concorso per ufficiale giudiziario (oggi funzionario UNEP) è necessario essere laureati, perché non pensare ad affidare tutta la fase esecutiva agli UNEP. La cosa avrebbe una sua logica giuridica. Infatti, una volta che il diritto è stato accertato ed affermato, da un giudice o ex-lege, perché non pensare ad uno Stato che si fa carico della sua esecuzione, degiurisdizionalizzandola ed affidandola agli UNEP con la collaborazione delle Cancellerie? Perché non limitare l’intervento del Giudice e dell’avvocato solo in caso di eventuali controversie sorte in sede di esecuzione? Anni fa feci questa proposta al segretario della mia sigla sindacale ma all’epoca era troppo “avanti”, ma oggi, alla luce della legge che ci ha riconosciuto un ruolo significativo nelle esecuzioni (ahimè solo sulla carta) perché non considerare questa possibilità? Ecco un’iniziativa che andrebbe nella giusta direzione di rendere meno oneroso il recupero dei crediti mantenendo sia un buon livello di efficienza che le garanzie di imparzialità.

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    • Buongiorno Sig. Vincenzo,
      andiamo in ordine:
      1) come Movimento 5 Stelle ci siamo opposti alle notifiche a mezzo posta obbligatorie anche all’interno del Comune, quindi non capisco perchè dice che lo abbiamo proposto noi (credo che la sua sigla sindacale le abbia fatto pervenire, sul punto, una informazione falsa). Infatti in Aula ho presentato io stesso un emendamento per sopprimere quella previsione (fatta dalla maggioranza parlamentare);
      2) Sui Pignoramenti presso terzi o immobiliari lei sa meglio di me che essi vengono redatti già dagli avvocati mentre gli Ufficiali Giudiziari controllano il Titolo esecutivo e la sua rispondenza con il pignoramento nonchè effettuano la notifica, spesso a mezzo posta). Concedere la possibilità, come già fanno per altre notifiche, agli avvocati la possibilità di notificare in proprio (ma sempre a mezzo delle poste) non mi sembra così pericoloso anche perchè chi rischierebbe, in caso di mancanza di titolo, una opposizione fondata nonchè una denuncia penale per falso?
      3) per quanto riguarda i compensi delle notifiche dei pignoramenti o della ricerca telematica dei beni l’emendamento in questione prevede che non si possa chiedere un compenso al Cliente. Quindi questa previsione smentisce quanti dicono che viene fatto per far “arricchire” gli avvocati. Anzi questa doppia scelta permette di agevolare la collettività, rendendo più veloce la notifica (se fatta a mezzo posta giacchè non si passerebbe attraverso un intermediario) sia la ricerca dei beni (immagino lei sappia quanto sono impegnati già per le notifiche gli ufficiali giudiziari).
      Spero di essere stato abbastanza chiaro nella risposta.
      Cordiali saluti.
      Andrea Colletti

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  26. Egregio Onorevole, prima di tutto la ringrazio per la risposta e per il tono cordiale che ha usato. Effettivamente, come dice lei, nel suo pacchetto emendamenti non c’è la previsione di estendere anche all’interno del comune l’obbligo della notificazione a mezzo posta. Mi scusi. Ho dato credito a quanto scritto da colleghi senza verificare personalmente. Quanto agli altri punti mi consenta una replica.
    Riguardo al suo punto 2 se è vero che sino ad oggi i pignoramenti a mezzo notifica li hanno sempre redatti gli avvocati è anche vero che lei propone di abrogare una norma (art. 492 bis cpc) che prevede la possibilità che gli atti di pignoramento, dopo avere eseguito le indagini patrimoniali, possano essere stilati dall’ufficio Unep che provvederebbe anche alla loro notifica ( scrivo Ufficio perché normalmente quelle attività sono prerogativa dei funzionari Unep ma in alcuni Tribunali o Corti d’Appello, per carenza di personale, dovendo ricorrere alla interfungibilità delle mansioni, quegli atti vengono eseguiti anche dagli ufficiali giudiziari). E’ questa la grande novità contro cui lei si sta opponendo. Nel momento in cui il Governo ci da fiducia, ci vuole valorizzare affidandoci un compito delicato quale quello di indagare sui patrimoni dei debitori e fare quello che da sempre hanno fatto solo gli avvocati, quando dopo anni di frustrazioni professionali ed economiche abbiamo visto un po’ di luce, lei vorrebbe dirci che è stato tutto uno scherzo. Cosa si aspettava da noi? Che la ringraziassimo?! Quanto all’altro argomento da lei utilizzato circa il fatto che un avvocato non si “esporrebbe” ad eseguire un pignoramento senza un titolo, come già scritto, questo argomento potrebbe valere per giustificare l’affidamento agli avvocati di tutte le attività di spettanza degli Unep. C’è sempre un giudice a Berlino, si potrebbe dire. Ma il punto è che qui bisogna valutare qual è il sistema che offre maggiori garanzie, perché quando il livello di garanzie si abbassa chi ci rimette, solitamente, sono i meno “attrezzati”, e lei lo sa e penso sia sensibile a questi argomenti.
    Quanto al suo punto tre, e cioè a quello relativo ai compensi per le notifiche dei pignoramenti e per le indagini, preciso che il mio raffronto tra i compensi fa riferimento alla redazione degli atti che l’art. 492 bis affida agli Unep, perché è evidente che se gli atti li fanno gli Unep l’avvocato non ne potrà più chiedere il compenso. So che questo significa perdere una voce dell’onorario, la più importante, ma c’è anche da dire che gli atti di pignoramento sono atti che non comportano elaborazioni tecnico-giuridiche. Si potrebbe usare un prestampato anche se alcuni avvocati si cimentano in elaborate ricostruzioni solo per … far vedere che c’è stato un impegno.
    Per questo io penso che, con qualche piccolo aggiustamento normativo, tutta la fase esecutiva potrebbe essere affidata agli Unep, degiurisdizionandola e prevedendo l’intervento dell’avvocato e del giudice solo in caso di controversie sulle modalità esecutive.
    Non ci sarebbe molto da cambiare. Il cittadino potrebbe rivolgersi direttamente all’Unep. Abbiamo le competenze per occuparcene.
    Ma so bene che un parlamento composto prevalentemente di avvocati una proposta del genere non ha alcuna possibilità di essere presa in considerazione. Se la Giustizia fosse stata importante per i nostri parlamentari giuristi, non si capirebbe perché si trova in queste condizioni pietose.
    Grazie per l’attenzione. Auguri al Movimento.
    Cordiali saluti. Enzo

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    • Gentile Enzo, il punto, per questi signori avvocati, non è se una riforma possa funzionare o meno.
      Il punto è se la riforma possa portare o meno acqua al loro mulino, economicamente e in termini di potere politico.

      Le frange più politicizzate dei baroni dell’avvocatura, da sempre, hanno seguito nella loro azione alcune linee guida precise:
      – far assegnare, in via esclusiva, più funzioni possibili agli avvocati;
      – svuotare di funzioni, il più possibile, le professioni “adiacenti” (siano ufficiali giudiziari, notai, mediatori, giudici di pace, magistrati poco importa, l’importante è levare funzioni –e quindi, nella loro testa, potere– agli altri);
      – mantenere tutte le riserve di legge a favore degli avvocati, e aggiungerne altre;
      – far crescere il più possibile il numero di avvocati (perché a tutti gli studi “che contano”, quelli dei vari baroni, parlamentari, professori ecc. ecc. fa comodo un esercito di galoppini che lavorino come schiavi per quattro centesimi);
      – mantenere lo status quo del sistema giustizia, che di fatto garantisce le posizioni di potere, proponendo solo finte riforme che di fatto non cambiano nulla in termini di efficienza (vedi la negoziazione assistita sulla R.C. auto, o l’arbitrato endoprocessuale, fortemente voluti da OUA e CNF e che tutti sapevano perfettamente inutili).

      Quello che questi signori non capiscono (se in buona fede) o fanno finta di non capire (cosa più probabile) è che la spasmodica difesa dei privilegi serve a poco: infatti, negli ultimi vent’anni, il prestigio dell’avvocatura è caduto a picco (anche grazie ai tanti avvocati parlamentari), il reddito dei giovani avvocati è crollato a livelli da terzo mondo, la qualità è scesa (del resto, un avvocato che non guadagna, di sicuro studia poco, si aggiorna meno e non fa esperienza), il livello di soddisfazione dei clienti è finito sottoterra, al punto che nella maggior parte dei casi si preferisce rinunciare ai diritti che “buttare soldi con gli avvocati”.
      Questo è l’unico, vero problema che colpisce il diritto di accesso alla giustizia in Italia: un’organizzazione baronale gestita da una casta di privilegiati che, con la propria influenza politica, cerca di bloccare qualsiasi tentativo di migliorare il sistema giustizia.
      E questa casta è trasversale, inserita in tutti i partiti, di governo e di opposizione.

      Riguardo agli avvocati pentastellati, poi, basta leggere le loro proposte per capire in che direzione remino.
      Bisogna “aprirli come scatolette di tonno”, perché sono abili nell’infilare tanti piccoli “cavalli di troia” qua e là fra gli emendamenti: ancora oggi, infastidito dai risultati della mediazione, l’onorevole avvocato Colletti ci riprova e chiede la “castrazione chimica” dell’unico sistema di risoluzione alternativa delle controversie realmente funzionante in Italia, proponendo (come già aveva fatto il CNF) che sia alternativa alla negoziazione assistita; così, basta una letterina al collega di controparte per vedersi garantito qualche bell’annetto in Tribunale, senza correre il pericolo che quel rompiscatole del mediatore ci rompa le uova nel paniere risolvendo in due mesi il problema ai nostri clienti e facendoci sfumare una bella causa.

      Nel frattempo, però, qualcosa sta cambiando. Sono ormai decine di migliaia gli avvocati che la pensano in modo radicalmente opposto a questi signori, avvocati che hanno capito che i baroni del sistema, sotto qualsiasi sigla si presentino, lavorano solo per salvaguardare i loro privilegi calpestando gli interessi dei cittadini e di chi nella professione forense crede davvero.
      Avvocati che si rifiutano di guardare ai propri clienti come a “mucche da mungere” e basta.
      Avvocati che hanno capito che la soddisfazione del cliente e la propria reputazione sono il patrimonio più grande per chi, onestamente, vuole esercitare una professione intellettuale.

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    • Buongiorno Sig. Enzo, in realtà io non voglio eliminare assolutamente l’art. 492bis. Anzi! Voglio dargli più forza considerato anche il fatto che ora, a causa della mancanza dei decreti attuativi, è pressochè inutilizzato. Dico solo di estendere tale facoltà anche attraverso i COA che sono enti pubblici. Così da rendere più rapida ed agevole la ricerca.
      Sul compenso io voglio eliminare, sia per ufficiali giudiziari ma anche per avvocati, la percentuale prevista dal 492bis nonchè la previsione del contributo unificato.

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  27. Mi perdoni cittadino Coletti se torno ad importunarla.
    Leggendo il Sole 24ore, pare che tra i principi fondanti la modernizzazione dell’UNEP, cia sia la rotazione obbligatoria degli incarichi. Sinceramente non ne capisco minimamente il senso, ossia se chi è addetto ai pignoramenti deve essere poi spostato alle notifiche, o a servizi interni… Mi perdoni ma veramente non riesco a capire la portata innovatrice di un tal principio. Le faccio un esempio, io faccio in prevalenza esecuzioni, ma conosco bene la materia delle notifiche. Di pari non sono certo che chi da 30 anni è addeto alle notifiche conosca minimamante la materia delle esecuzioni, ovviamente parlo del mio ufficio. Il criterio di specializzazione e del know how, verrebbe in questo modo smantellato, con grave lesione della produttività del singolo. In genere si rifiuta sulla stessa base anche la rotazione delle zone di lavoro. Aggiungo che in uffici piccoli, in genere tutti si fa tutto tutti, e che comunque per i ccnl alcune funzioni sono precipuamente del Funzionario UNEP e altre dell’Ufficiale Giudiziario. Conosco la proposta di avanzamento dei colleghi Ufficiali Giudiziari come Funzionari, ma la via senza un concorso esterno sarebbe fatalmente incostituzionale.
    In attesa di un cortese confronto,
    porgo cordiali saluti.
    Alberto Romani

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    • Le dico la verità, in Commissione non ci hanno spiegato la ratio. A naso potrei dire che si segue un principio dell’Anac della rotazione degli incarichi

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